mercoledì 4 maggio 2011

Bunga bunga copyright

Non ne avrei mai voluto parlare di questa spiacevole quanto imbarazzante locuzione ma sono rimasto sorpreso quando ho letto su “Il Venerdì” di Repubblica del 29 Aprile che “bunga bunga” è diventato un marchio registrato da diverse aziende italiane, anche prestigiose: Pompea, per esempio, la nota azienda di intimo, il 3 Novembre dello scorso anno, ha fatto depositare il marchio per impiegarlo nella produzione di collant e lingerie. Poi ci sarà presto un film, al quale sta lavorando la Cosmo production , che ha realizzato “Vallanzasca” di Michele Placido quindi diventerà una catena di bar in franchising su scala nazionale che prenderà il nome di “Bunga bunga Bar”, idea quest’ultima venuta, strano a dirsi, ad un ex democristiano, tale Giampiero Pilla. Infine, per gli amanti della buona cucina, la triste locuzione sarà il marchio di un noto tipo di formaggio. Così avremo il “Pecorino bunga bunga” prodotto dal caseificio dei fratelli Mannoni, in provincia di Sassari. Purtroppo, è la decadenza di un Italia che c’è e si vede.

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