Siamo abituati a valutare le persone basandoci solo sulla razionalità, sull’efficienza e sulla competenza professionale. Ma la storia dimostra che le società complesse hanno bisogni di criteri: bisogna tener conto delle relazioni tra le persone, delle loro aspirazioni, dei lori sentimenti, tentando di conciliare lo spirito d’iniziativa con le emozioni. Nuove idee, nuovi modi di pensare, contro vecchi schemi ed approcci obsoleti. Leggere solo i numeri sterilizza la capacità di “sentire”, di interpretare dove va il mondo perché ogni attività razionale è sempre accompagnata da una dimensione emotiva. Anche il più razionale dei contabili è animato dalla passione per la ragioneria, ecco perché dovremmo abituarci ad una razionalità aperta e non ottusa per cercare di comprendere ed integrare le emozioni. Oggi, l’ignoranza emotiva affligge gran parte delle persone (ma quante ne conosco!) nelle aziende, nelle istituzioni e nella società civile e rischia di appiattire la mente ed il cuore di tutti. Viviamo in una dittatura del calcolo pur vedendone i limiti e per questo che si sente l’esigenza di ritrovare la forza di credere nella dignità delle persone, come se fosse un nuovo umanesimo. Queste riflessioni, saranno comprensibili su un Roma-Milano? Mah!
martedì 5 aprile 2011
Emozioni
Siamo abituati a valutare le persone basandoci solo sulla razionalità, sull’efficienza e sulla competenza professionale. Ma la storia dimostra che le società complesse hanno bisogni di criteri: bisogna tener conto delle relazioni tra le persone, delle loro aspirazioni, dei lori sentimenti, tentando di conciliare lo spirito d’iniziativa con le emozioni. Nuove idee, nuovi modi di pensare, contro vecchi schemi ed approcci obsoleti. Leggere solo i numeri sterilizza la capacità di “sentire”, di interpretare dove va il mondo perché ogni attività razionale è sempre accompagnata da una dimensione emotiva. Anche il più razionale dei contabili è animato dalla passione per la ragioneria, ecco perché dovremmo abituarci ad una razionalità aperta e non ottusa per cercare di comprendere ed integrare le emozioni. Oggi, l’ignoranza emotiva affligge gran parte delle persone (ma quante ne conosco!) nelle aziende, nelle istituzioni e nella società civile e rischia di appiattire la mente ed il cuore di tutti. Viviamo in una dittatura del calcolo pur vedendone i limiti e per questo che si sente l’esigenza di ritrovare la forza di credere nella dignità delle persone, come se fosse un nuovo umanesimo. Queste riflessioni, saranno comprensibili su un Roma-Milano? Mah!
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