La delicatezza delle morbide chiappe americane, che pretendono carta igienica extrasoffice e multistrato, sta causando più danni ambientali della passione per le auto, i fast food e le ville lussuose. Così scrive il quotidiano britannico "The Guardian" raccogliendo una denuncia di alcuni gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace. Più del 98% della carta igienica usata dagli USA viene dalle foreste vergini perché l’effetto morbidezza viene prodotto dalla polpa di alberi di antiche foreste boreali canadesi. E’ sconcertare rilevare, dalle dichiarazioni del portavoce della Kimberly-Clark, (i produttori di Cottonelle e Scottex) tal Dave Dixon, che “un americano consuma in media il triplo della carta igienica di un europeo e cento volte di più di un cinese”. Ora che i cinesi non si puliscono, saranno affari loro, ma un americano che produce biomasse tre volte gli europei fa capire che forse mangia troppo e male. Bisognerebbe spiegare agli americani che oltre a cambiare abitudini alimentari forse è meglio rinunciare ad un po’ di morbidezza per respirare meglio!
venerdì 27 marzo 2009
La morbidezza che fa bene al sedere e male al pianeta.
La delicatezza delle morbide chiappe americane, che pretendono carta igienica extrasoffice e multistrato, sta causando più danni ambientali della passione per le auto, i fast food e le ville lussuose. Così scrive il quotidiano britannico "The Guardian" raccogliendo una denuncia di alcuni gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace. Più del 98% della carta igienica usata dagli USA viene dalle foreste vergini perché l’effetto morbidezza viene prodotto dalla polpa di alberi di antiche foreste boreali canadesi. E’ sconcertare rilevare, dalle dichiarazioni del portavoce della Kimberly-Clark, (i produttori di Cottonelle e Scottex) tal Dave Dixon, che “un americano consuma in media il triplo della carta igienica di un europeo e cento volte di più di un cinese”. Ora che i cinesi non si puliscono, saranno affari loro, ma un americano che produce biomasse tre volte gli europei fa capire che forse mangia troppo e male. Bisognerebbe spiegare agli americani che oltre a cambiare abitudini alimentari forse è meglio rinunciare ad un po’ di morbidezza per respirare meglio!
giovedì 26 marzo 2009
A Cuba c’è una stampa silenziosa.
Per le strade di Cuba non si parla d’altro, perché l’attesa di un miglioramento delle condizioni di vita, personali e sociali, è molto alta e con le misure adoperate dal presidente americano si prevedono tempi sicuramente migliori. Ma perché la stampa cubana non ha parlato di una notizia così da prima pagina? Perché erano più importanti l’andamento del raccolto di patate, la rivoluzione boliviana ed i festeggiamenti della stampa cubana, questo denuncia Yoani Sanchez blogger cubana (desdecuba.com/generaciony) di fama mondiale.
mercoledì 25 marzo 2009
Simil pizza dai distributori automatici
No, questo proprio no! Non è possibile, ora anche il distributore automatico di pizza, qualcuno già lo conosce , ma moltissimi non sanno nemmeno che esiste, infatti è un'invenzione italiana recente. Il distributore preleva la pizza da un frigorifero e la riscalda in poco tempo, ed ecco pronta una pizza calda servita in un apposito vassoio/tovagliolo. Ovvio, lo sconcerto e le proteste, non solo dei pizzaioli che si ritrovano sul loro prestigioso sito, ma anche degli amanti della pizza. Io non credo che questo venerabile cibo possa essere trattato come una lattina di coca-cola, e che cavolo! Tuttavia, in soli 90 secondi (ordinazione compresa) verrà sfornata una pizza (di 23 centimetri di diametro), senza che nessun pizzaiolo (o altri) ci metta mano (video). Una macchinetta può contenere fino a 102 pizze e la scelta è (per ora) tra tre differenti tipi (Margherita, Supreme e Hawaii). Il prodotto viene tostato elettronicamente e non viene usata la tecnica del microonde, assicurano i progettisti. Il costo è di cinque dollari per pizza, sarà una schifezza?
Etichette:
Curiosità,
Napoli,
Pizza,
Tecnologia
martedì 24 marzo 2009
L’Italia sprecona d’acqua.
Sembrava finalmente una bella notizia, l’Italia seconda al mondo dopo gli USA: incredibile! Ma di cosa si parla? Dei paesi che sprecano più acqua! Siamo il secondo consumatore mondiale con un consumo di 2.332 metri cubi l’anno a testa (la media mondiale è di 1.243 metri cubi l’anno). Dopo che si è tenuta il 22 Marzo, la Giornata mondiale dell’acqua ad Istanbul, per volontà dell’Assemblea nazionale delle Nazioni Unite, scopriamo di avere questo triste primato mentre sono stati censiti 1,2 miliardi di persone che non hanno accesso a sufficienti fonti d’acqua pulita. Non nascondo l'imbarazzo, non l'ho sapevo, in futuro starò attento ai miei consumi.
lunedì 23 marzo 2009
Maratona di Roma: i valori ritrovati.
Etichette:
Roma
domenica 22 marzo 2009
Donna: non ti pago ...come un’uomo!
E’ forse ancora poco noto che le donne sono fortemente discriminate nel mondo del lavoro rispetto ai colleghi maschi. Negli USA, solo con l’insediamento di Obama, il gentil sesso si è visto riconoscere uno status di “equal” con la sottoscrizione di una legge dedicata a Lilly Ledbetter, una lavoratrice che scoprì di ricevere una paga inferiore solo per il fatto di essere donna.Ieri a Berlino si è tenuto l’Equal Pay Day, un iniziativa per protestare contro la differenza tra gli stipendi guadagnati dai maschi e quelli guadagnati dalle donne, che in Germania è tra le più alte d’Europa. Molte quindi le borsette rosse che si sono presentate sotto la porta di Brandeburgo per rappresentare questo gap sessista. Proprio così, gli sturmtruppen sono in cima alla classifica della discriminazione europea della busta paga femminile. Infatti, una statistica di Eurostat 2007 segnala che gli stipendi degli uomini, in Germania, superano quello delle donne del 23%. In cima alla classifica però ci sono Estonia, (30,3%) Austria (25,5%) ed Olanda (23,6%); l’Italia è ultima con il 4,4%, finta virtuosa però perché molte donne non hanno il posto fisso. Eppure ciò che hanno in più i maschietti fisicamente, le donne c’è l’hanno intellettualmente e mi sembra ridicola oltre che sorprendente l’affermazione del Presidente dei Giovani Imprenditori Federica Guidi: “…è insito nella psicologia femminile non occuparsi del problema retributivo”. Mah?!
venerdì 20 marzo 2009
Tsering Woeser: la voce del Tibet
Chi è? E’ la blogger più famosa del Tibet perché è diventata la sua voce libera. Quarantaquattro anni, una delle penne più spregiudicate e critiche nei confronti del dominio di Pechino sulla regione himalaiana oggi è confinata dalle autorità cinesi nel suo appartamento. Le sue opinioni l’hanno resa famosa tra i tibetani in esilio, attirando l’attenzione del sistema di sicurezza cinese. I libri che ha scritto sono vietati e tutti i suoi spostamenti sono ovviamente controllati. Il suo blog è stato più volte chiuso ed attaccato dal governo cinese in quanto lei puntualmente lo critica in tutte le sue forme di oppressione etnica. Nell’ultimo anno il suo blog woeser.middle-way.net ha avuto più di tre milioni di contatti ed oggi è la tibetana più famosa del mondo dopo il Dalai Lama. Forza Woeser!
giovedì 19 marzo 2009
La fattoria del mare.
L’uomo ha sempre vissuto di caccia, pesca e raccolti ma negli anni quasi tutto il cibo necessario, oramai, proviene da coltivazioni ed allevamenti. E' impressionante la varietà di pesce allevata in ogni angolo del pianeta: merluzzo, aragosta, pagello, halibut, salmone, branzino, storione. Molti allevamenti però inquinano, e si! All’inizio si usa acqua pulita ma l’accumulo di escrementi e di avanzi di mangime la sporca rapidamente. Pesticidi ed antibiotici peggiorano la situazione, inoltre la coltura in acqua genera anidride carbonica e consuma molta energia. Ma chi sarà il principale produttore mondiale di pesce allevato? Ovviamente la Cina, detiene il titolo perché il 70% dell’allevamento di pesce è prodotto in questo paese e ciò và di pari passo al fatto che è una grande inquinatrice. I suoi pesci contengono spesso metalli pesanti e sostanze chimiche tossiche e nonostante questo, probabilmente, domani mangeremo pesce sulla nostra tavola. Molte forme di allevamento si sono diffuse grazie a tecnologia e studi analitici ma la forma più assurda di allevamento sembra essere quella del tonno pinna azzurra, una prelibatezza che può arrivare a costare anche 860 dollari al chilo. Questi tonni sono pesci molto sensibili e vivono male in cattività; per questo, quando sono rinchiusi si lanciano contro le gabbie fino a spezzarsi il collo. Così gli allevatori australiani catturano i tonni giovani, li avvolgono in una rete enorme e li trascinano lentamente nei mari del sud per mesi, nutrendoli di sardine importate dall’Africa occidentale. Qualcuno potrà scrivermi: “ e chi se né frega!”. Vero, ma io lo scrivo lo stesso, magari quando si mangia pesce ci ricorderemo che è meglio comprare quello nostrano magari azzurro, non quello della pinna.
mercoledì 18 marzo 2009
Cuba, no es facil (II parte)
Questa città va vissuta girando tra le sue strade con i marciapiedi sgretolati e grosse buche, l’aria inquinata da un puzzolente gasolio d’auto ed il rumore di camion assemblati con container per il trasporto di lavoratori. Solo così si può incontrare qualcuno che ti racconta come và, magari proprio in quelle botteghe di piccolo artigianato dove l’anziano in canottiera nel sorriderti ti dice “no es facil” oppure dove, in coda con la libreta (tessera annonaria) ritirano qualche genere alimentare. Questa città sembra aspettare che il suo Lider Maximo, Fidel Castro, chiuda gli occhi per dimenticare una rivoluzione deteriorata dall'esigenza di un popolo che merita di riprendersi la dignità che gli spetta. L’Avana è una città tranquilla ma all’inizio, il sospetto, per un occidentale è forte, perché la sera, per strada non c’è molta luce a causa della mancanza di fondi governativi. La notte è tutto un pullulare di taxi che sfrecciano sulle strade prive di traffico e gli autisti sono sempre cortesi. Una notte, tornando dalla Casa della Musica di Miramar (musica dal vivo eccezionale) ho incontrato un taxista che mi ha parlato in napoletano stretto: incredibile, lui, nero come il carbone di San Sebastiano al Vesuvio, mi ha salutato con un sorriso “stile durbans” e con una parola: “Buena suerte e stat’buono”!
martedì 17 marzo 2009
Cuba, no es facil.
All’Avana, sbarcato dopo due giorni di viaggio per la scortesia dell’ Iberia Airlines (preferisco la nostra vecchia e cara Alitalia), l’aeroporto internazionale José Martì ti fa capire di aver fatto un salto nel passato a cominciare dalla lentezza con cui le guardie doganali procedono al controllo dei passaporti. Oltrepassata quella porta, l’impatto è da viaggio nel tempo, un’unica sala dove scorre un rumoroso nastro per i bagagli, che a Napoli era usato fino agli ’80, tra il fumo di centinaia di sigarette accese dall’ astinenza di un volo intercontinentale. Anche i medici cubani, nei loro camici bianchi e maltrattati, fumavano, con una sigaretta ammosciata tra le labbra, su delle sedie malconce, osservando, distratti, l’incedere assonnato dei passeggeri. Fa caldo, ci sono almeno trenta gradi e l'umidità appiccica la pelle, arrivo all’Habana vecchia, in parte restaurata coi proventi della tassa d’ingresso dei turisti, sembra un villaggio decadente con facciate art dèco, rococo, barocche o neoclassiche che il tempo ha mortificato e reso fatiscenti; sembra vivere un’epoca preconsumistica dove il turista non viene travolto dalla frenesia dei commerci e del traffico urbano ma può andare a ritroso nel tempo fino ad incontrare Hemingway, nella “Botteghita del medio” o al Floridida dove servono dei daiquiri spettacolari. Eh già, all’Avana sembra che l’acqua non esista, solo bevande a base di rum (el ron) a tutte le ore, dalla mattina alla notte. Per carità, piacevolissimo, anche perché aiuta a dimenticare, per qualche giorno, lo stress della quotidianità italica ed a sentire quell’armonia della salsa cubana che si respira in ogni angolo di strada e nei sorrisi della gente.(continua domani)
lunedì 16 marzo 2009
Napoli, ragazzi figli di un Comune minore.
Non ci sono soldi, figuriamoci al Comune di Napoli, che dopo mille sprechi e sperperi dissennati non trova i finanziamenti per dare un tetto a ragazzini della strada. E’ l’episodio più sgradevole e vigliacco che possa infamare una dirigenza incapace di svolgere il proprio ruolo. Chiudono le case-famiglia, quelle che dovrebbero accogliere i ragazzi che il Tribunale dei minori allontana dai genitori. Alcune comunità non ricevono i soldi da dicembre 2007 ed i bambini diversamente abili non sono andati a scuola per tutto l’inverno. L’associazione incaricata del loro trasporto non aveva i soldi per pagare polizze di assicurazione e benzina nei pullman. Insomma, non c’è più un centesimo e la situazione, per i servizi sociali si è fatta insostenibile mentre gli educatori che non percepiscono lo stipendio da più di un anno scelgono di emigrare e nella voragine cadono sempre i più deboli.
domenica 15 marzo 2009
La Coca-Cola prosciuga i pozzi d'acqua
La Coca-Cola ha detto che diventerà "water neutral", cioè avrà un impatto idrico a somma zero. E’ sicuramente un annuncio incoraggiante per un’azienda che consuma 300 miliardi di litri l’anno, ma sarà vero? Intanto ha donato 23 milioni di dollari alla campagna Wwf per la difesa dei fiumi ma basterà per considerarla un partner ambientalista? Non ho capito il significato di impatto idrico a somma zero e le ricerche mi hanno portato ad una dichiarazione del presidente della società di Atlanta, un certo Neville Isdell che ha spiegato in occasione di un congresso: “l’azienda si impegna a compensare ogni goccia d’acqua usata nelle bibite e nell’intero processo di produzione per raggiungere un equilibrio con le persone e l’ambiente”. In poche parole la Coca-Cola si impegna a reintegrare l’acqua non necessariamente da dove la consuma ma da qualche altra parte. Sarà una brutta notizia per il villaggio indiano dove i pozzi sono stati prosciugati dai suoi impianti di imbottigliamento. Certo, se un’azienda prima prosciuga una falda di un villaggio e poi riversa la stessa quantità in un fiume della foresta pluviale del Mekong può anche affermare di essere water neutral. Ma chi lo spiega a quegli abitanti del villaggio?
sabato 14 marzo 2009
Il governo vuole stringere le maglie della rete.
Il nostro governo, non è una novità, vorrebbe controllare i contenuti online. Infatti, potrebbe imporre dei controlli su internet più severi di quelli che esistono nel resto del mondo con l’inserimento di un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza, che potrebbe costringere gli internet provider a bloccare l’accesso ai siti dai contenuti “sgraditi”. Se diventasse legge, i provider avrebbero 24 ore per oscurare i contenuti, pena una multa fino a 250mila euro. Il provvedimento deve essere ancora discusso alla camera e dovrebbe impedire il ripetersi di fenomeni come i gruppi nati su Facebook dedicati a mafiosi come Salvatore Riina e Bernardo Provenzano episodi isolati ma in effetti imbarazzanti. Tuttavia, bisogna ricordarsi che attualmente cinque dirigenti di Google Italia sono sotto processo a Milano per violazione della privacy ed il Ministero dell’Interno sta studiando un modo per intercettare le conversazioni su Skype oltre ad essere impegnato pesantemente nella lotta contro siti peer-to-peer usati per scambiare musica e film. E’ vero che molti paesi hanno lo stesso orientamento, come l’Australia che vorrebbe applicare un filtro ad internet mentre Francia, Irlanda e Stati Uniti pensano ad altre misure ma l’Italia vorrebbe applicare tutte le misure insieme. A mio avviso, sarebbe opportuno che la gente scriva e faccia ciò che vuole poi si deve punire chi esagera ed infrange la legge, come succede nella vita reale perché bloccando preventivamente i contenuti, finiremo per limitare la libertà d’espressione, una delle poche cose che ancora ci è rimasta.
Etichette:
Giustizia,
Informatica,
Società
giovedì 12 marzo 2009
Cuba, sono stato a Cuba!
mercoledì 4 marzo 2009
Inizia la sperimentazione sull'uomo di un farmaco antitumorale italiano
Un medicinale, frutto della ricerca italiana, che sembra realmente capace di indurre la morte delle cellule tumorali, sta iniziando la sua sperimentazione sull’uomo. Durante i test sugli animali è stato possibile osservarlo mentre arrestava la crescita di diversi tipi di cancro . I dati preclinici dimostrano che l'inibizione della proteina oncogena Cdc7 induce la morte delle cellule tumorali.La domanda del Nerviano Medical Sciences (NMS) di testare, per la prima volta sull'uomo, un nuovo farmaco antitumorale che sembrerebbe in grado di blocca la proteina “Cdc7”, responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali, è stata approvata dall'FDA, l'ente statunitense preposto al controllo sui farmaci.La sperimentazione di questo nuovo farmaco avverrà su pazienti oncologici.
Etichette:
Sociale,
Tecnologia
martedì 3 marzo 2009
Chi ha mangiato il Pangasio?
Se la suocera dà troppo fastidio fategli mangiare il Pangasio, un pesce di fiume, che mangia qualsiasi cosa, appartenente alla famiglia del pesce-gatto. Viene allevato soprattutto nel delta del Mekong (Vietnam) uno dei fiumi più inquinati del mondo. Infatti, sulle sue sponde sono state censite n. 210 aree industriali che scaricano i loro reflui nelle sue acque e dio solo lo sà con quali precauzioni e trattamenti. Il livello di arsenico rilevato nelle carni di questo pesce è altissimo eppure lo troviamo facilmente sui banchi dei nostri supermercati perché costa poco, pochissimo, circa 4,5 euro al Kg, facendo concorrenza a specie tipiche dell’acquacoltura nazionale come la trota oppure il pesce persico del Nilo. Nel nostro paese arriva congelato e trattato con tripolifosfato, additivo chimico indispensabile per mantenere compatte le carni ma evidentemente nocivo. Spesso, purtroppo, viene venduto o servito come filetto di merluzzo, cernia o gallinella evidentemente truffando l’incauto commensale. La segnalazione proviene da Slow Food che con preoccupazione evidenzia anche le scarse qualità nutrizionali di questo pesce povero, distribuito e commercializzato da poveri senza scrupoli!
lunedì 2 marzo 2009
Roma imperiale e capitale
domenica 1 marzo 2009
Napoli, assalto al pulmino dell'Air One
Napoli come nei film di Far West, con assalto alla diligenza. Un pulmino che portava l’ equipaggio dell’ Air One, compagnia aerea confluita nella nuova Alitalia è stato oggetto di una rapina. Una banda di rapinatori, con tanto di volto coperto (troppa polvere nella prateria napoletana) attendevano a piazza Vittorio la squadra di piloti, hostess e steward: erano in quattro, armati delle loro colt e della loro violenza. Il bottino, segnalano le cronache, è stato ricco, oltre ai soldi hanno sottratto anche un orologio ed un bracciale Cartier, per un valore complessivo di circa 12mila euro (hai capito i piloti?!). Sembra che non sia la prima volta che si verificano questo tipo di agguati agli equipaggi di compagnie aeree. Napoli, si sa è proprio terra di confine!
Iscriviti a:
Post (Atom)

