sabato 3 ottobre 2009

Povera Napoli

Giovedì scorso sono stato a Napoli per lavoro, via de Gasperi, via Marina, piazza Municipio, Porto. Traffico, parcheggi manco a pagarli, auto in doppia fila, suonate di clacson, qualche “chi te muort!” insomma il solito caos. Il parcheggio in un garage, costa quanto Roma o Milano, evidentemente l’auto è un bene prezioso forse ancor di più. Ero li, per un convegno nel palazzo Expo del Porto di Napoli, un bell’ edificio composto da tue torri orologio che svetta sulle banchine di attracco delle navi da crociera. Il varco di uscita dell’area considerata dogana, era presidiato da un nugolo di tassisti tuttofare, dall’aspetto trascurato e poco rassicurante, appostati per rimorchiare gli stranieri provenienti dalle navi. Mi sembrava di essere a Daquar, capitale del Senegal. Certo, per fortuna gli odori erano diversi ma non la confusione: quell’alzare la voce per attirare l’attenzione con una tonalità da nenia dialettale, il formicolare della folla, la calura settembrina mi hanno ricordato un precedente viaggio in Senegal.
Quando mi sono spostato in auto per recarmi al famoso Centro Direzionale, ho avuto un colpo al cuore: di nuovo la munnezza, cumuli di sacchetti adiacenti una fermata d’autobus, carte, buste, bottiglie di plastica e non solo disseminate per la strada che circumnaviga i parcheggi. Che peccato! Ma si può lasciare l’unico centro affari più grande del sud ad un incuria che mortifica? Visitato da tutti per lavoro quale ricordo si porteranno presso le loro residenze? Ah, povera Napoli.

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