Il punto esclamativo, quella forma di punteggiatura snobbata dai pedanti più noiosi sta tornando di moda. Merito di internet, che contamina ogni forma di scrittura. Una volta chiudere un paragrafo con un punto esclamativo era considerato scorretto. Oggi, sembra quasi obbligatorio. Qualche anno fa bastava appendere un cartello alla porta con scritto: “Torno tra cinque minuti” Oggi senza l’infiorettatura di un punto esclamativo sembra che quella frase manchi di verve.
Questo segno d’interpunzione imperversa nelle chat e nelle email. Per dare enfasi ad una comunicazione anonima. Perché la cordialità è diventata un obbligo e perché non facciamo più attenzione all’ortografia.
L’origine del punto esclamativo è incerta. Sembra che sia stato stampato per la prima volta nel 1400. Secondo alcune teorie deriva dal latino io, che è un espressione di gioia. Un giorno (forse) qualcuno ha scritto qualcosa di gioioso ed ottimistico, e per ribadire il concetto ha concluso la frase mettendo la seconda lettera di io sotto la prima.
Famoso l’uso che ne fece Victor Hugo che né spedì uno al suo editore. Voleva sapere come andava il suo nuovo libro. Sul telegramma c’era scritto “?”. L’editore rispose. “!” Evidentemente il romanzo stava andando molto bene.
Sulle macchine da scrivere, prima degli anni settanta non c’era quasi mai un tasto con questo segno. Oggi, le persone cercano di esprimersi attraverso le email ed i punti esclamativi servono ad attirare attenzione. I pigri scrivono tutto in minuscolo o tutto in maiuscolo, con un EFFETTO FRANCAMENTE IRRITANTE. Sarà lo stesso motivo per cui si usano i punti esclamativi senza troppi scrupoli? Mah!
mercoledì 3 giugno 2009
Il punto escalmativo: un piacere?!
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