Duemila e cinquanta anni fa, giorno più giorno meno, a quest’ora nel senato romano o forse nel foro, il buon Cicerone declamava la sua indignazione. “Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?” chiese una volta e molte altre volte ancora al perfido cospiratore che voleva assassinarlo e prendere un potere a cui non aveva diritto. La frase di Cicerone è una di quelle che non passano mai di moda, quante volte l’abbiamo sentita, pronunciata da professori che intendevano richiamare alunni indisciplinati o da genitori rivolti ai propri figli. Con l’enorme differenza che quel figlio di Roma, Catilina, era una carogna della peggior specie, sia come uomo sia come politico. La stampa estera segnala che in Italia esiste un Catilina che non ha bisogno di congiurare per il potere perché è già suo, ha abbastanza denaro per comprare anche giudici ed avvocati ed è riuscito nell’impresa di dividere il popolo italiano in due parti:quelli che vorrebbero essere come lui e quelli che lo sono già! Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?
mercoledì 27 maggio 2009
La pazienza degli italiani
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