mercoledì 31 dicembre 2008

Auguri per uno splendido 2009


Il 2008 è stata una palestra che ha rafforzato i nostri muscoli della determinazione, del coraggio e della perseveranza. Ora siamo pronti per affrontare con grande entusiasmo il nuovo anno. Auguro a tutti che il 2009 restituisca ciò che il 2008 ha tolto e alimenti sempre la passione, l'ottimismo e la creatività di cui noi italiani siamo maestri nel mondo.

martedì 30 dicembre 2008

L'immondizia è nei palazzi di Napoli.

Un manifesto apparso vicino a qualche edificio pubblico di Napoli recita: “L’immondizia è nei palazzi di Napoli” ed in questa città, la definizione di palazzo sta ad indicare quello del potere. Non si conosce l’autore ma quasi tutti cittadini lo vorrebbero essere. Il quasi è d’obbligo perché coloro che non si riconoscono stanno, appunto, nei “palazzi”. Annus horribilis il 2008, prima lo scandalo dei rifiuti poi il caso ribattezzato “Magnanapoli”, quindi i soliti omicidi di camorra, i morti ammazzati per errore e poi il tran-tran dei furti, scippi e rapine di ogni giorno. Si è toccato il fondo? Come sarà il 2009, forse peggio perché l’ultimo vicerè, Don Antonio Bassolino sarà a processo il 13 gennaio prossimo e sarà necessario fare chiarezza su tutte le responsabilità di uno scandalo che ha leso l’immagine dell’Italia nel mondo. Ma poi scoppia l’inchiesta della Global service e l’attenzione si sposta sulla giunta comunale presieduta da Rosa Russo Iervolino, Sindaco con lavoceunpòcosì, che pur di non rassegnare le sue dimissioni e quelle di tutta la giunta corre da Veltroni a chiedere di battezzare un rimpasto che puzza di “solita minestra riscaldata”. Quindi si arriva al Porto di Napoli, imbrogli e tangenti che portano al commissariamento. Possibile che si parla solo di questo? Possibile! Quando si capirà che devono essere tutti cacciati e bollati come incompetenti, marioli, delinquenti e …mi fermo qui?! Possibile che il nuovo scandalo si chiami ignavia (mancanza di volontà, forza morale) che pure è riconosciuto come peccato fin dai tempi di Dante Alighieri? Possibile che i sessanta campani, tra i più rappresentativi della società civile selezionati per stilare il Rapporto Campania (Il Sole 24ore del 23 Dicembre 2008) oltre a produrre una splendida analisi non formulino un’ ipotesi di come uscire da questa situazione? Ecco i numeri della Campania:Pil pari a 96mila milioni di euro, che nei primi nove mesi dell’anno (complice la crisi globale) fa registrare una flessione del 3%. Tasso di disoccupazione pari all’11,2% ma esistono tantissime imprese di mercato, che affermano il Made in Italy in campo internazionale. Alto il numero dei centri di ricerca: n. 90 sia pubblici che privati con oltre 7mila occupati, una spesa annua pari allo 0,4% del Pil, n. 30 brevetti registrati nell’ultimo biennio e 36 nuovi prodotti certificati dall’Ufficio italiano brevetti. Ed allora, che si fa?

lunedì 29 dicembre 2008

Gheddafi si beffa del Cavaliere e dell'Italia

Mai sbarcati tanti clandestini a Lampedusa quanto quest’anno:30.682. Così recitavano le cronache di ieri tra raffiche di vento gelido e qualche sarcastica risatina. Non c’è niente da fare, Gheddafi prende per il culo il governo e gli italiani. Chiedo scusa per la "irriverente locuzione" ma è il solo modo che fà ben capire quanto sta accadendo. Sono anni che è dimostrata la responsabilità dei libici nella tratta degli immigrati: testimonianze di chi sbarca, rapporti di organizzazioni umanitarie ed uno splendido reportage, pubblicato alla fine del 2003 dal Corriere della Sera, del giornalista Fabrizio Gatti che viaggiò come infiltrato tra i clandestini. C’era un contenzioso tra Italia e Libia, sembrava questo il motivo dell’uso improprio di una pratica, “la tratta degli immigrati” che oltre ad essere criminale risultava (lo è tuttora) anche lucrosa per i libici (sembra che frutti almeno due milioni di euro al mese), usata per costringere il nostro paese ad un intesa. Contenzioso risolto, in pompa magna, con un accordo tra Italia e Libia, firmato lo scorso 30 Agosto a Bengasi da Silvio Berlusconi (il Tiranno) e Muammar Gheddafi (il Dittatore). L’intesa prevedeva la formulazione delle scuse di Stato dell’Italia per le “le ferite del colonialismo”(già fatte) e l’impegno a pagare nei prossimi 20 anni, 5 miliardi di dollari di risarcimenti in "comode" rate annuali di 250milioni, pari a circa 120milioni di euro (un' inezia). Inoltre il nostro premier, felice del successo (pensate un po’che fenomeno!) regalò a Gheddafi un leone d’argento, con la testa apribile che conteneva un calamaio con le penne usate per firmare il trattato. In cambio il dittatore libico depennò “la giornata della vendetta” del 7 Ottobre contro l’Italia sostituendola con la giornata della “riconciliazione con l’Italia”. Un affare! Tutti felici, ma gli sbarchi dalle coste libiche continuano, più di prima e meglio. Per quale motivo? L’Italia non ha ancora pagato la prima rata del debituccio (magari ha scoperto che soldi non c’è né sono a sufficienza) oppure i libici fanno i furbi e se la ridono per aver preso in giro quel premier un po’ nanetto che rappresenta i soliti italiani creduloni?

domenica 28 dicembre 2008

Ritorno a Napoli: Facebook ed appocundria

Sono tornato a Napoli:Vigilia, Natale e Santo Stefano. Un piacere ritrovare parenti ed amici in un atmosfera comunque rilassata dove ognuno si racconta, si adopera per aiutare gli altri a cucinare mentre si chiacchiera e si ride sul pesce pescato e quello mancato. E sì, in famiglia c’è qualche bravo pescatore che con la sua barca, gli amici e qualche stretto parente coltiva una passione che gli consente di evadere dal tram-tram quotidiano e restare solo con il silenzio del mare, il colore del cielo e quell’inconfondibile odore di sale, alghe ed acqua spruzzata dalle onde della brezza d’autunno. Il pesce pescato, chissà perché, ha un sapore completamente diverso da quello acquistato: si sente davvero il sapore del mare e dei suoi fondali. Forse anche il gusto di non scegliere quale pesce e di che grandezza, forse la fatica, la speranza e la soddisfazione di “prendere” fanno sì che quando si consuma del pescato questo è migliore non solo per chi c’era ma anche per chi soltanto lo degusta. Naturalmente, per non rovinare tutto, bisogna saper cucinare e cosa strana, sono più numerosi e bravi, ai fornelli, i maschi che le femmine. Bello questo Natale, e contrariamente a quello che penso ed scritto di Facebook, il piacere di ritrovare amici e conoscenti, di solito frequentati in questa indiscreta community, è stato maggiore, più amplificato: era come se ci si ritrovasse dopo solo qualche giorno invece di mesi. Conoscenti tornati dagli USA o da altre città italiane tutti con una gradevole sensazione di continuità relazionale. Insomma, come se degli amici si fossero incontrati appena qualche giorno fà al bar quando invece non ci si vedeva da mesi e mesi.
A Santo Stefano ho fatto un giro in auto, c’era sole e soffiava un freddo vento di tramontana. Da Fuorigrotta sono spuntato, attraversando la galleria, a Mergellina ed il lungomare di Via Caracciolo, era frequentato solo da qualche intrepido podista dotato di guanti e cappello. Il mare era mosso, non agitato, come l’atmosfera di questa città, mortificata da perenni lavori stradali, da un momento politico imbarazzante e da una repressa voglia di dire basta. Mi viene in mente Matilde Serao, chissà cosa direbbe alla Iervolino oppure a Bassolino? Poi ritrovo il semaforo di Piazza Vittoria e svolto a sinistra e passo davanti al mio negozio preferito Marinella, dove nonostante il freddo, molte persone erano in coda. Parcheggiata l’auto percorro a piedi la strada più "in" dello shopping napoletano Via Calabritto, per arrivare a Piazza dei Martiri e prendere un vero caffè napoletano alla famosa Caffetteria. Mentre aspetto un mio amico, osservo la bottega di stampe antiche Bowinkel , è deliziosa: la vetrina di guasche, statuine e chiavi antiche è arredata con eleganza e gusto. Dall’altra parte della piazza un nugolo di persone si accalca vicino un giornalaio, un anziano si è sentito male ed in tanti lo soccorrono con autentico trasporto e partecipazione. Arriva il mio amico, non l’ho vedo dallo scorso Natale, ed il suo abbraccio è sincero come sempre, è un imprenditore, che continua a gestire con coraggio la sua attività, come c’è né sono tanti a Napoli, e nel suo sorriso c’è tutta l'appocundria (tristezza, malinconia, sofferenza) la cortesia e l’onestà di tanti cittadini che non chiedono ma lavorano. Questa dovrebbe essere la Napoli da raccontare, da fotografare, da far vedere e da proporre.

venerdì 26 dicembre 2008

La leggenda di Castel dell'Ovo.

Castel dell'Ovo, alias castello di Megaride, sorge sull'omonimo isolotto collegato alla terra ferma da un ponte artificiale. Il suo nome è legato al poeta Virgilio, che era considerato esoterico, alchimista e guida a tempo perso, infatti, come noto, è lo stesso Virgilio che accompagnò il sommo poeta Dante Alighieri in giro per l'inferno, il purgatorio ed il paradiso. L'illustre Virgilio godeva dei favori (capisce a me) del mecenate Ottaviano, il quale era come un moderno ricercatore che se nasceva ai tempi nostri ..gli davano mille euro al mese, ma la sua "amicizia" col mecenate gli permise di studiare e di addentrarsi nel sapere segreto della natura. Imparò, dopo studi approfonditi, il metodo della distillazione, ma siccome veniva da Mantova (Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces ovvero Mi generò Mantova, mi rapirono i Calabri, ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, le campagne, gli eroi) anche egli, come tutti i suoi connazionali fu vittima del "pacco" napoletano. Credendo di fare il solito affare si fece fare uno scartiloffio (manovra truffaldina intesa ad affibiare carta straccia invece di buona carta moneta) da tre napoletani che gli vendettero un'uovo dicendogli che era magico e che, chi lo possedeva avrebbe avuto la vita eterna a patto di pronunciare la formula secreta "aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna bicorna, cap'alice e capa d'aglio" e nasconderlo in un luogo irraggiungibile poichè la vita del possessore era legata alla sua integrità. Virgilio, convinto di aver fatto l'affare si reca al castello di Megaride alias Castel dell'Ovo e dopo aver pronunciato la formula magica fece murare l'uovo nelle fondamenta del castello stesso avvisando i curiosi ed i male intenzionati che la rottura dell'uovo avrebbe causato il crollo di tutta la città. Da allora la leggenda dell'uovo continua a rivivere come continuano ad esserci persone che abboccano agli scartiloffi fatti con maestria ed abilità da sedicenti napoletani che confermano il motto che recita: "a mamma dé fessi è sempre incinta!" (tratto da Napolimania).

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale

Auguro uno splendido Natale a tutti. Che sia un momento sereno e di riflessione, che consenta di ritrovarsi tra i propri familiari e recuperare i propri valori affinchè si possano portare con noi quando siamo lontano dai nostri cari. Sono quei valori che rappresentano la nostra ragione di vita e per questo non possono essere mai dimenticati. Un augurio particolare agli italiani che sono lontani dalla loro terra e che in questi giorni penseranno ad un momento di vita trascorso in un paese che, nonostante tutto, resta un gran bel paese.

martedì 23 dicembre 2008

La maldicenza

Evitiamo la maldicenza (Genesi 9:18-29). Lo recita anche il Vangelo ma questa è dovunque attorno a noi. Si presenta in forme diverse, più o meno cattiva e più o meno pericolosa. La più semplice è quella del pettegolezzo, una forma di sapere sulle relazioni umane nascoste, non ufficiali, uno scavare nei sentimenti degli altri, nelle loro relazioni erotiche riservate. Un sapere essenzialmente femminile, perché, di solito, sono le donne che studiano l'animo umano, l'amore, l'odio, l'erotismo, e ne parlano quotidianamente fra loro. Ma oggi anche molti uomini, i mediocri, coloro che non hanno il carisma, la competenza per emergere, la capacità di far sognare, si prestano a questa modalità del sapere le cose altrui e del manipolarlo per quel gusto femmineo di far del male. Infatti, nel pettegolezzo può esserci l'informazione maligna, che diventa un arma nelle mani di chi ha risentimenti e rancori ma soprattutto di chi è frustato per la consapevolezza di essere un insignificante e banale. Esiste poi la maldicenza degli uffici, di tutti gli uffici, dalle aziende all'università, che nasce da rivalità, invidie, ingiustizie. Diverse volte, non appena chiamato a dirigere una nuova situazione è venuto qualcuno a darmi informazioni - riservate, riservatissime si intende - un semplice "si dice", su tizio, caio, le loro storie sessuali, i loro errori, gli imbrogli che hanno fatto. Ed a spiegarmi perchè questo ha fatto carriera e l'altro no. Pettegolezzi maligni per liberarsi di avversari, per farsi strada. Ma che contengono qualche verità per cui alcuni cattivi dirigenti, inconsapevoli del loro ruolo e del significato della parola etica addirittura li incoraggiano.
La terza forma di maldicenza è quella "del lamento". C'è gente che, quando ritiene di essere ingiustamente trattata da qualcuno, l'accusa di essere un delinquente, un farabutto e gli attribuisce ogni tipo di malefatte. Salvo poi, non appena costui l'aiuta, dirvi invece che è bravo, intelligente, onestissimo. È un veleno che gira molto nei corridoi del potere e della politica. Poi c'è la maldicenza che nasce dall'invidia e che colpisce chi sta in alto, chi ha potere. Invece colpisce meno quelli che hanno posizioni consolidate, i duri, i violenti che incutono paura e che si vendicano. Molto di più, però, le persone aperte e generose, che fanno tutto bene e sono amate dalla gente. Perchè l'invidia si rivolge sempre ai migliori, non ai peggiori. E' il loro valore che si odia. Da ultimo abbiamo la calunnia intenzionale, la menzogna scagliata per distruggere il credito di chi è salito in alto e prenderne il posto. La calunnia che prepara e giustifica la congiura, come nel caso di Cesare accusato di voler diventare re. O contro il generale Dalla Chiesa accusato di mettersi troppo in vista. Un metodo che viene sempre adoperato contro chi ha creato qualcosa di grande ma ha, come difesa, solo il suo valore e la sua rettitudine. (Francesco Alberoni docet).

lunedì 22 dicembre 2008

Napoli è un caso di emergenza nazionale

Lo diceva Gramsci: “quando non c’è la politica a trainare un partito, esso diviene succube di cricche, logge e clan”. Alla Regione Campania ed al Comune di Napoli troppa gente è compromessa, adesso anche il Presidente del Consiglio suggerisce che sarebbe opportuno che i protagonisti delle giunte si decidessero a dimettersi (che scoperta!). Ma possibile che a Napoli sono tutti come Villari? Non se né vuole andare nessuno! Tutti, con l’osso sacro, attaccati alla poltrona anche se questa oramai non scotta, ma brucia, va a fuoco! Non basta l’inchiesta della Procura di Napoli, qualche dimissione che sembra una fujuta ed un suicido. L’inchiesta è ancora agli inizi ed una valanga seppellirà Napoli e la Regione, ma tutti stanno a guardare, cominciando da Veltroni e D'Alema. Alla riunione del Pd a Roma, il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, scuro in volto come il suo cappotto, quando ha preso la parola non ha mai detto: “Pieno rispetto per la magistratura” ma solo “emergenza e crisi economica”. Non né vuole sapere di dimettersi, eppure non viene a nessuno il sospetto che l’emergenza e la crisi economica di Napoli e della Campania derivano dallo stato pietoso in cui versano le istituzioni locali che hanno pregiudicato la credibilità dei cittadini, imprenditori, commercianti. Ma chi verrebbe oggi ad investire a Napoli, chi è quel pazzo che deciderebbe di aprire un’attività con investimenti di milioni di euro per fare profitto e per creare posti di lavoro, diffondere ricchezza, alimentare quindi i consumi e ciò indipendentemente dalla recessione. Possibile che nessuno se nè rende conto, che dice basta? Si tratta di un caso di emergenza nazionale, esiste una regione della Repubblica Italiana che è afflitta dalla corruzione, dalla camorra con una reputazione completamente sputtanata a livello internazionale. Possibile che non si possa commissariare tutto, dalla Giunta Comunale a quella Regionale? Possibile che tutte le manifestazioni organizzate a Napoli ogni giorno, sono puntualmente ignorate, stranamente anche dai media nazionali? Possibile che, come dicono nella capitale, a Napoli se la suonano e se la cantano? Ma che paese siamo diventati? E’ vero, i napoletani devono mandare a casa i corrotti ma gli italiani non possono consentire che una Regione della Repubblica continui ad avere questa situazione di dissesto morale, politico, economico e di pubblica sicurezza.

domenica 21 dicembre 2008

Quello che le donne non dicono a Natale

Perché le donne non dicono quali regali vorrebbero ricevere? Nemmeno il miglior esercizio di trasmissione del pensiero può aiutare un povero maschietto ad “azzeccarci”. Il timore è forte, se non piace, non dicono nulla ma covano la peggiore delle vendette, oppure lo urlano con qualche lacrima e magari te lo tirano pure dietro. Eppure loro sanno perfettamente cosa vogliono, come e quando averlo. Andiamo per ordine e cominciamo sul cosa: iniziano almeno un mese prima di Natale con velate allusioni, riferimenti più o meno espliciti, indizi disseminati ovunque, per casa, in auto o nelle situazioni più strane, cercando disperatamente di comunicarlo, ma noi maschietti proprio non l’abbiamo la dote della telepatia. Quindi formuliamo la domanda che offende: "Cara, cosa vorresti per Natale?” E lei immancabilmente pensa: "Ma allora sei cretino!”. Quindi la classica risposta: "Mi piacciono le sorprese, sforzati di pensare qualcosa e cercalo!”. Ma perché, se vogliono una cosa specifica, un anello, una vacanza, un abito di marca, una borsa, una collana non lo dicono? La donna è un mistero o è il mistero che è donna? Cosa deve fare un povero maschietto? Comprare un maglione, una borsa, una paio di orecchini per poi non c'azzeccare?! Parliamo del come. Guai, se il regalo non è rigorosamente impacchettato con carta da sceicco, fiocco addobbante e bigliettino con frase in bella calligrafia. Tre elementi essenziali per non rischiare di essere malamente redarguiti. Quando, consegnare il regalo alla nostra signora? Quando lo dice lei, mai prima o dopo, si rischia una scena isterica come quando proviamo ad accarezzare i suoi capelli appena uscita dal parrucchiere. Ed eccola, la scena alla quale non vorresti mai assistere, scartato il regalo sotto l’albero lei ha una paresi facciale, poi, se la patologia si completa con un aritmico deglutire, il sintomo è certo, produce una reazione a breve. Allora noi maschietti tentiamo, con frasi che peggiorano la stato d’animo di lei, di anticipare la sentenza con un: “senontipiacelopuoicambiare”, oppure “cèancheinaltricolori” ed il letale “senontivabenehannounsaccodimodellidiversi” a quel punto possono accadere due cose: lei abbozza, termina di deglutire e ti manda a quel paese, oppure, da vera signora, sorride e dice (mentendo spudoratamente):“bello, era quello che volevo!”. Per evitare di far accadere quanto appena descritto è necessario che noi maschietti ci convinciamo di un aspetto: il regalo è personale e come tale dobbiamo per forza dedicare del tempo, ascoltare le nostre lei e pensare cosa davvero potrebbe farle felici. Certo, le donne non sono dei libri aperti, hanno un codice di comunicazione tutto loro che sovente nemmeno sanno decifrare, ma sono donne…!

sabato 20 dicembre 2008

Non chiedete l'ora ad Hamsik: aggredito e rapinato

A Napoli non si fa distinzione se maschio o femmina, Vip o Nip (No important person). Se una ronda di scippatori ti avvista, perché hai un orologio importante, una collana oppure degli orecchini evidenti sei un neon che cammina con la scritta: “SCIPPO”. Purtroppo, questa splendida città, se vuoi visitarla devi essere non evidente. Questo suggerimento ricorda ciò che raccomandano i tour operator prima di andare in Senegal, a Dakar e dintorni: jeans, maglietta, fotocopia del passaporto, qualche spicciolo e se proprio devi portare un orologio, meglio uno Swatch. Vero è che le stesse frasi mi sono state pronunciate dalla concierge di un albergo della civilissima Barcellona, in occasione di un recente viaggio, ma la città spagnola sembra proprio Napoli.
Marek Hamsik: aggredito e rapinato, scene di ordinaria amministrazione in questa città, solo che in questo caso il protagonista è il giocatore dell' SSC Napoli. Il centrocampista slovacco, 21 anni, è stato rapinato ieri sera, intorno alle 19, all'uscita della galleria Laziale che collega piazza Sannazaro con il quartiere di Fuorigrotta, all'altezza di Via Caio Duilio. Lo slovacco, riferiscono le cronache, si trovava a bordo della sua auto, una mini Cooper nera, e si era concesso un po' di tempo per lo shopping dopo l'allenamento del pomeriggio. Il calciatore è stato avvicinato da due persone armate a bordo di uno scooter e con il volto coperto dai caschi integrali. Dopo averlo minacciato con l'arma, gli hanno sottratto l'orologio, un Rolex Daytona, e un borsello contenente 800 euro, documenti, tra cui il passaporto, carte di credito e le chiavi di casa. Sono intervenuti alcuni cittadini-tifosi ma alla vista di una pistola sono stati costretti alla ritirata. Brutta esperienza per un ragazzo straniero che non conosce la violenza e sembra che abbia lasciato il segno, non solo a causa dell’aggressione ma della violenza fisica (colpito più volte alla testa) e quindi psicologica. Purtroppo, episodi di questo tipo accadono spesso a Napoli ma tutti stanno a guardare …!

venerdì 19 dicembre 2008

Morire per una buca in un ospedale

A Napoli si muore per strada anche se non si è sparati. Non è una novità purtroppo, perché le buche, di cui sono disseminate le strade sono letali. Le cronache riportano che, al Vomero, quartiere bene, il 16 Dicembre, un ingegnere napoletano di cinquant’anni, mentre passeggia, inciampa in un fosso profondo circa dieci centimetri e largo mezzo metro; cade pesantemente e nel timore di qualche frattura, viene portato in ospedale per il colpo subito, perché l’uomo ha forti dolori ed un diffuso malessere. Al Cardarelli, l'ospedale più grande ed importante del centro-sud, lo tengono una notte in osservazione ma al pronto soccorso non avevano riscontrato niente di rotto. All’improvviso le condizioni dell’uomo si aggravano, respira male e muore:nessuno si era accorto che aveva un emorragia in corso in un polmone. Una vita spezzata a causa dell’incuria e del degrado in cui oramai è sprofondata Napoli, eterno cantiere a cielo aperto dove il Comune non è in grado di garantire quei servizi che giustificano la sua esistenza. Che ci faceva lì quella buca? Perché i responsabili della manutenzione stradale non l'avevano riparato? Cosa fanno i cittadini, perché stanno a guardare? Perché non denunciano? Perché non dicono basta? Perché morire in una buca?

giovedì 18 dicembre 2008

A Dongo stipendio d’oro del segretario comunale.

Gennaro Borrelli tiene i soldi! Così si dice a Napoli di una persona benestante. Infatti eccolo, il Segretario comunale con in busta paga quasi 160mila euro l’anno. Pagano bene a Dongo, paesello benestante della provincia di Como, un Comune con n. 3.400 anime, reso famoso nel dopoguerra da una curiosa leggenda relativa ad un tesoro forse sottratto dai partigiani ai nazisti in fuga. Il segretario comunale ha uno stipendio di 156mila euro con oneri a carico dell’amministrazione nel 2007 ed il bilancio di previsione dello scorso anno dice che quella voce di spesa, anziché essere calmierata è stata aumentata fino a sfiorare i 160mila euro. Il Fenomeno, si chiama Gennaro Borrelli ed è poco ammissibile che in tempi di crisi economica per le famiglie e gli enti pubblici ci siano aumenti retributivi su importi già consistenti. Il Ministro Brunetta sta schiumando di rabbia, per questo episodio, perché a più riprese aveva inviato agli enti locali, circolari che raccomandavano una gestione seria e sobria delle spese, in particolare, quelle relative alla gestione del personale. Quanti saranno i segretari comunali che hanno uno stipendio d’oro? In tempi in cui stringere la cinghia è assolutamente necessario, ci ritroviamo episodi di questo tipo che emergono all’onore delle cronache, grazie solo a qualcuno che finalmente si pone il problema morale di denunciare. Ma questa pubblica amministrazione quando comincerà a smettere di sprecare ed amministrare in maniera indecente i soldi dei cittadini? Perché, famiglie ed aziende devono fare i conti con le spese quotidiane, rinunciando per scelta o per necessità ed invece gli enti pubblici continuano ad ignorare ed a fregarsene degli appelli contro gli sperperi? Ad ogni modo abbiamo avuto un esempio di “lungimirante” gestione della spesa da un Comune del ricco Nord che ha sempre, la pretesa, di insegnare al resto della penisola come si governa un bilancio.

mercoledì 17 dicembre 2008

A Roma il Facebook party di Veltroni.

Sabato 13 Dicembre a Roma, presso la discoteca più trendy della Capitale, al “45 giri” si è tenuto il party post moderno di Walter Veltroni al quale hanno partecipato gran parte degli amici “virtuali”. Insolito ritrovarlo in un contesto, che non sia il palco di un comizio oppure di una festa dell’Unità ma l’ambiente era piacevole e rilassato: c’era il deejay set, cinque maxischermi sui quali scorrevano immagini di film come Amèlie ed Amici miei, la playlist, non particolarmente vivace ma scelta attraverso il sistema delle “primarie” ovviamente in rete. Quando è arrivato, si è levato un applauso sincero ed è stato tutto un stringere mani, fare saluti e sorrisi. Veltroni, dopo aver preso il microfono, subito dichiara che ha cominciato a navigare in Internet fin dal ’93 con Mclink ma con Facebook il paragone non regge, c’è un rapporto diretto con le persone e quindi sottolinea che è possibile cogliere ciò che è vita vera. Molti usano questa community per formulare domande politiche e denunciare gli stati di disagio sempre più evidenti del nostro paese. Insomma, un sistema di ascolto non ancora contaminato dalle lobby dei media troppo controllati dalla politica. Un grande applauso, Veltroni se lo prende quando dichiara: “Sento troppe voci che vogliono mettere tutto sotto controllo, si lasci almeno la rete libera di esprimersi.” Alleluia!

martedì 16 dicembre 2008

Niente sesso il Pil è giù

Il crollo di Wall Street, è noto, ha innescato una recessione mondiale ma all’inizio due “business” sembravano aver addirittura beneficiato della crisi: gli avvocati d’impresa e l’industria del sesso.
E’ quanto riportano diversi quotidiani italiani e stranieri da qualche giorno. Infatti, questi due settori sono stati, inizialmente definiti “anticiclici”, vale a dire che crescono quando tutto il resto va male. Avvocati di Manhattan che si fanno pagare fino a 950 dollari all’ora per la consulenza come per le professioniste del sesso che magari costano un po’ meno. I primi si adoperano per risolvere problemi per non andare in galera e perdere l’azienda le seconde erogano servizi per “sostenere” emotivamente chi è afflitto dai problemi sopra citati. Tuttavia, nelle ultime settimane sembra che pure il business del sesso registra una discesa ed, anche questa, parte dagli USA: prima, Las Vegas in piena recessione; le statistiche dicono, che ha ridotto la sua forza-lavoro del 30 per cento, poi New York, dove è stata annunciata la chiusura di “Scores” il club per uomini soli più celebre e malfamato della città. Il New York Times riferisce da Praga sulla crisi della prostituzione in Europa. Prima un business fiorente oggi ormai in recessione, da Berlino a Cracovia.
Un inchiesta del giornale on line Slate tra le professioniste americane del settore ha evidenziato che quelle che a New York sono abituate a frequentare i banchieri e trader finanziari hanno affinato l’approccio con l’ausilio di tecniche di “risk management” diversificando la tipologia dell’utenza e chiedendo prima ai maschietti il tipo di professione svolta. In Italia, sembra che il settore stia fallendo, a causa della somatizzazione della caduta del Pil (Prodotto interno lordo) che ha provocato una minor propensione alla spesa ed una imbarazzante perdita di ...bisogni.

lunedì 15 dicembre 2008

A Napoli si spara ma i giovani si ribellano.

Non è una novità se a Napoli si spara e si è sparati ma quando ci sono vittime per caso la faccenda è sempre di una assurdità inaudita. Allo Chalet delle Rose, il locale più frequentato di via Caracciolo, sul suggestivo lungomare napoletano, entra un uomo con una pistola e spara all’impazzata. Due ragazzi, feriti gravemente, restano a terra, una ha 23 e l’altro 27 anni, ma non erano loro l’obiettivo. Nelle cronache dei quotidiani è poco evidenziato un episodio, gli avventori del bar hanno reagito: hanno tirato di tutto all’aggressore, bottiglie, bicchieri, sedie, tavolini. I giovani cominciano a dire basta, non né possono più di questa delinquenza diffusa che li costringe a stare sempre all’erta, a guardarsi intorno, a temere chiunque porti un casco (per evitare il riconoscimento) o che si muove in un locale in modo insolito. E’ un segnale interessante che in pochi hanno colto ma che va evidenziato, che meriterebbe il titolo sui grandi quotidiani, sempre pronti a cogliere, almeno negli ultimi mesi, solo eventi negativi che non fanno altro che mortificare Napoli. Anche il Ministro che scrive poesie, quello dei Beni Culturali, Sandro Bondi, ci tiene a segnalare che se non fosse per la Campania i musei nazionali sarebbero in attivo: “Risulta evidente che se si esclude la Campania, che da sola ha avuto un calo nei primi sei mesi del 2008 pari al 15,71% dei visitatori e del 9,11% degli introiti dovuto all’emergenza rifiuti, il calo dei visitatori a livello nazionale si limita allo 0,91% e gli introiti risultano in crescita del 4,91%”. Grazie Signor Ministro, lei si che è un signore, anzi un poeta! E' giunta l’ora di dire basta a questo sfascismo sistematico di Napoli che non produce danni solo alla città ma comunque a tutto il paese. Possibile che i media, indipendentemente dalla superficialità di qualche ministro-poeta, non capiscono che c’è bisogno di cominciare a pubblicare notizie con messaggi positivi per far risorgere la credibilità dei cittadini della Campania? Basta! Napoli non è solo munnezza e Bassolino! Ci sono delle generazioni che vanno tutelate ed incitate ad essere protagoniste di un cambiamento, prima culturale poi politico. I giovani napoletani, quelli che studiano, lavorano, ridono e piangono, quelli che hanno delle famiglie che fanno sacrifici, oggi, sono la speranza ed il futuro di una città che ha voglia di normalità e bisogna dargli un’opportunità, bisogna rispettarli.

domenica 14 dicembre 2008

Concerto di Zucchero con Roma in piena.

E’ una giornata uggiosa e piovosa, lascio Milano con la pioggia ed arrivo a Roma che ritrovo con una preoccupante pioggerella, penso alla piena del Tevere:mhmm! A casa mi aspetta un biglietto per il concerto di Zucchero al Palalottomatica e mi chiedo se, dopo lo stato di calamità naturale dichiarato dal Comune, si terrà lo stesso?! La Protezione Civile presidia tutti i ponti, anche i vigili urbani, i pompieri ed i carabinieri: si controlla la piena e la tenuta degli argini. Molti i curiosi, romani e turisti che scattano foto in continuazione per immortalare l’immagine di un momento storico. Ma si parte, un necessario cambio d’abito, quasi per spogliarmi di uno stato d’animo per indossarne un’ altro, più autentico, più brillante. L’accesso alla sede del concerto è tranquillo, lento e silenzioso, mi guardo intorno ed osservo: uomini con capelli (per chi c’è l’ha!) brizzolati con il colore della saggezza in evidenza; donne ben tenute, con i volti illuminati dai segni del tempo. Un brivido di tristezza mi attraversa l’anima ma sorrido perché si respira quell’entusiasmo moderato tipico dei quarantenni. Poco prima dello spettacolo, si sente un piccolo applauso:entra Pino Daniele per prendere posto. Ed ecco il boato del pubblico, le luci calano, il palco, fino al quel momento completamente al buio, s’illumina, è lui! Seduto, su un poltrona-trono intona Occhi e parte la musica, quella del suo blues. Solo, con la sua band, la chitarra ed una voce ancora energica, Zucchero osserva dal palco uomini e donne che saltano sugli spalti, urlano, applaudono e ballano, anche se gli anni hanno lasciato un po’ di ruggine nei movimenti, e li incoraggia ad esagerare. Belle emozioni e gran concerto che si conclude con Miserere, dedicato all’amico di sempre scomparso lo scorso anno: Luciano Pavarotti.

sabato 13 dicembre 2008

Virus attacca Facebook

Occhio a Facebook! Per chi naviga in questa community e ritrova amici e problemi si aggiunge la possibilità di un incontro non piacevole: il virus "Koobface” ed è un virus molto insidioso che si sta diffondendo tra il popolo virtuale del famoso network che riunisce più di 120 milioni di persone in tutto il mondo. Si diffonde in modo subdolo: il navigatore riceve una email con il collegamento al sito di YouTube, con un invito allettante del genere "Sembri così divertente sul nostro nuovo video". Di solito il videoclip non parte e all'utente viene richiesto di scaricare un aggiornamento del programma Flash Player di Adobe. E il gioco è fatto: il virus si inocula nel nostro computer e crea disfunzioni nei tradizionali motori di ricerca, tentando di accedere a dati personali come il numero della nostra carta di credito. Il rischio di infezione è molto alto. Presentandosi come "amico" infatti, ossia come qualcuno che ha ricevuto l'accettazione di una richiesta di amicizia come prevede Facebook, gli utenti tendono a fidarsi, abbassano le difese e senza indugiare aprono le porte al virus.(Repubblica 5 dicembre 2008).

venerdì 12 dicembre 2008

Buon compleanno al mouse.

Né hanno parlato in televisione e sui giornali ed è per me un atto dovuto festeggiare per tutti gli anni che ho trascorso e (spero) trascorrerò nel mondo dell’informatica. Il mouse compie 40 anni, alleluia! Il primo era in legno quadrato con due rotelline sotto e un bottone rosso sopra per farlo funzionare; non sembrava un topo, ma il suo inventore lo chiamò “mouse”. Era il 9 dicembre del 1968 quando un grande dell’hi-tech, Douglas Engelbart dello Stanford Research Institute lo presentò a un gruppo di esperti di computer, per dimostrare che si poteva entrare dentro un documento e modificarlo dal suo interno muovendo un piccolo oggetto su di un tavolo di lavoro. Da quel momento il mouse divenne un accessorio indispensabile per chi usa il computer e chi né abusa. A tal proposito è nota una particolare tendinite detta, appunto, "sindrome da mouse" ( un’ infiammazione del nervo ulnare, causata dalla continua pressione del dito e del braccio sullo strumento). Senza stare a cercare di capire l’origine del nome, anche perché ci sono molte teorie in merito, bisogna dire che il mouse non fu subito un successo. Infatti, solo dopo che il fondatore dell’Apple, Steve Jobs, lo adottò nel 1984 per il lancio di Lisa, il primo personal computer con un mouse monotasto. Subito lo imitarono gli agguerriti concorrenti: Ibm e Microsoft. Negli ultimi anni il mouse ha perso la coda, a causa del Wiimote, controller senza fili ma si delinea, comunque, un suo lento declino a causa dell’emergente tecnologia "touch screen" diventata meno costosa e quindi accessibile a tutti (navigatori satellitari, televisione, bancomat ecc). Comunque sia, un topo per amico, lo abbiamo avuto tutti!

giovedì 11 dicembre 2008

Investimenti e banche

Dopo tutto ciò che è accaduto negli USA con il cataclisma finanziario delle principali banche arriva il vento del cambiamento anche in Italia con le dimissioni di un giovane e promettente banchiere, Fabio Innocenzi, Consigliere delegato di Banco Popolare. Considerato fino a qualche tempo fa, fra i più decisi e rampanti, protagonista di fusioni ed acquisizioni, è la prima vittima del cambiamento di rotta appena intrapreso dal mondo della finanza nostrano. Settimane difficili queste ultime per una banca che ha perso il 70% del valore delle sue azioni. Molte, sono in europa le banche che nascondono difficoltà di gestione a causa di spericolate iniziative interbancarie. Una riflessione la voglio quindi fare:quando una banca sforna centinaia di prodotti finanziari all’anno, quando un’ azienda distribuisce dividendi più alti degli utili, quando con un euro di capitale si può fare un investimento 40 volte superiore, quando l’amministratore delegato di una banca percepisce uno stipendio 200 volte maggiore di quello dei suoi dipendenti, allora non si tratta di finanza, di economia creativa: si tratta di follia pura. Aveva ragione John Kenneth Galbraith (nella foto) quando affermava: “E’ bene che di tanto in tanto il denaro si separi dagli imbecilli”.

mercoledì 10 dicembre 2008

Ma che sindacato è?

Secondo un sondaggio di Renato Mannheimer pubblicato sul Corriere della Sera, ben il 50% degli italiani ritiene che il sindacato rappresenti ormai solo gli interessi di una minoranza di lavoratori. Come mai? Mancano forse figure autorevoli come erano Trentin, Lama e Carniti? Il sindacato negli ultimi 20 anni è cambiato molto: non esiste più la grande industria siderurgica o chimica anche perché le grandi produzioni si sono delocalizzate ed allora chi rappresenta oggi il sindacato? Sempre meno gli operai, sempre più gli addetti del terziario quindi dei servizi e del pubblico impiego. Anche i pensionati hanno, oramai, un sindacato fortissimo, ed allora che sindacato c’è oggi? Abbiamo assistito, recentemente, ad una rissa in Alitalia, dove privilegi e sprechi sono emersi in maniera imbarazzante anche se si intrecciavano con la paura di tanti dipendenti di perdere il posto di lavoro. Tutti sapevano, tutti vedevano, tutti sprecavano ma quando è finita tutti avrebbero dovuto ammettere e ricominciare, magari alloggiando in qualche albergo con meno stelle e rinunciando a qualche autista. Ed invece no, scioperi improvvisi, viaggiatori incavolati (anche perché un biglietto aereo costa una fucilata) e quindi l’urlo unanime dell’opinione pubblica: “licenziateli tutti!”. Ma perché il sindacato non torna a svolgere il ruolo di una volta, combattendo le grandi battaglie per affermare la dignità sociale dei lavoratori? I diritti economici certo, ma anche le politiche del lavoro meritano più attenzione, magari il sindacato potrebbe candidarsi a porre rimedio a quel senso di decadenza che prevale nel pubblico impiego ed in molte aziende che operano nel terziario, distribuendo meglio la presenza e la politica sindacale, al fine di sostenere molto di più la politica del lavoro invece di quella per il lavoratore. Oggi più che mai il ruolo del sindacato è importante perchè ci sono forze politiche che spingono per far aumentare i consumi invece di favorire la cautela ed il risparmio:in clima di recessione, per le famiglie, spendere significa indebitarsi e non credo sia giusto. Chi invece deve davvero spendere è lo Stato con investimenti in opere pubbliche ed infrastrutture anche se le risorse finanzarie sono scarse; a tal proposito credo si sia capito perchè il nostro superministro delle finanze invita a comprare bot e cct?! Il governo dovrebbe tagliare di più i suoi costi e mettere fine alla fiera dei privilegi che esistono in tutte le organizzazioni statali. In questo, il sindacato potrebbe candidarsi a normalizzare relazioni e centri di potere ammenochè non sia esso stesso già contaminato dalla piacevole brezza di favori e privilegi pretesi e da pretendere.

martedì 9 dicembre 2008

Le parole di Renato Soru

Domenica sera cambiando canale alla ricerca di qualcosa di interessante sono inciampato nell’intervista, che Fabio Fazio stava inaugurando nello studio di Che Tempo che fa, al governatore della Sardegna. Renato Soru, stava dichiarando che non ambisce ad incarichi nazionali ma, essendo dimissionario, conferma l’intenzione di ricandidarsi alla guida della Sardegna che definisce “la sua patria”.Questo si che è un patriota! Non come quelli che il nostro Tiranno chiama eroi “che avranno il loro tornaconto”. Renato Soru è un uomo schivo e pensieroso ma molto serio. Infatti, sulla questione morale del Pd, ma in generale dei partiti del nostro Paese, cita Berlinguer “Era lui a ricordare che i partiti hanno occupato lo Stato. Questo sistema dev’essere radicalmente cambiato: i partiti devono raccogliere i sogni dei cittadini, selezionare una classe dirigente e poi fare un passo indietro rispetto alle istituzioni, a cui resta una responsabilità senza compromessi”. Chapeau! Giudizio e realismo virtù molto rare nel panorama politico italiano (non a caso è un’imprenditore) ed è l’unico (mi risulta) che ha espresso il proprio dissenso nei confronti di chi vorrebbe spingere le famiglie a comprare anziché risparmiare: perché quando la recessione incombe non si consuma di più ma si sta attenti! Magari fosse lui il governatore della Campania...!

lunedì 8 dicembre 2008

Bassolino non se né va, ma come si può?

Don Antonio, l’uomo del “Rinascimento napoletano” del 1993 sta ancora là, in un palazzo di governo a rilasciare interviste come un sultano dichiarando e quasi lanciando un anatema su Walter Veltroni, il quale rischia perché il Pd può dividersi in due parti. “La prima formata da coloro che ogni giorno, con mani e piedi dentro la realtà, si misurano con le terribili sfide imposte dal governo del territorio. Poi c’è l’altra parte, che perde sempre più contatto con la realtà quotidiana del Paese, magari dividendosi su temi che alle persone vere, in carne ed ossa e non di carta stampata, non importano poi molto”. In sostanza dichiara che ci sono militanti nel Pd che parlano ed altri che fanno! A quale categoria appartiene il nostro Governatore? A quella dei semper fidelis perché alla domanda formulata dal giornalista, se si rimprovera l’ostinazione nel voler rimanere al potere risponde serafico: “Mi dissero che serviva il mio contributo. L’ho dato”. Non se ne và, proprio non né vuole sapere e rimane li, sempre più con un viso scavato, troppo consumato da tutte le inchieste che sono a suoi carico. Bassolino c’è rimasto male, non l’ho dà a vedere ma l’omissione del suo nome ad opera di Veltroni nelle dichiarazioni sul “sostegno convinto” a Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e Rosetta Iervolino, lo ha amareggiato. Non si tratta di un dimenticanza casuale, fanno notare in molti nel Pd, perché è un segnale ben chiaro al Governatore affinchè rispetti quell’impegno a dimettersi che aveva assunto proprio con Veltroni lo scorso inverno. Ma lui non se nè và.
Anche il sindaco di Napoli Rosetta Iervolino va avanti nel suo incarico e nella gestione della giunta. Un percorso che intraprende "con gioia e orgoglio". Dopo una telefonata "lunga, cortese e affettuosissima" telefonata con Veltroni la Iervolino, con quella sua voce un po’ così, annuncia: "Andiamo avanti con gioia e orgoglio per la fiducia del segretario. Non ci sarà nessun processo e nessuna messa al bando" così come "non ci sarà nessuno incontro" a Roma il prossimo martedì. Peccato!

domenica 7 dicembre 2008

Achille D'Avanzo:un napoletano patriota

Achille D’avanzo, il contribuente più facoltoso di Napoli entra a far parte della cordata degli "imprenditori-patrioti". Azz! Ora gli imprenditori sono anche persone che difendono la propria nazione, naturalmente guadagnando:eticamente le due parole non si azzecano, sono agli antipodi perchè patrioti che guadagnano è un'affermazione ambigua. Ma chi è costui? 46enne finanziere ed immobiliarista, patròn della Solido spa che raccoglie un gruppo di società con un capitale immobiliare di 600 milioni di Euro composto da edifici esclusivi e di prestigio ubicati nel cuore delle principali città italiane, contraddistinti oltre che da un alto grado di qualità architettonico-strutturale, anche da un ottimo rendimento. D’avanzo ebbe un'intuizione tutta imprenditoriale fondata sulla capacità di cogliere, con estremo tempismo, sin dal 1996, il segnale di cambiamento e le opportunità che il settore immobiliare all’epoca offriva. Si sà poco di questo giovane imprenditore napoletano, schivo e poco presente nelle cronache dei media, il motivo, naturalmente, è intuibile e ...giustificabile.

sabato 6 dicembre 2008

L’ottimismo è il profumo della vita .

Ma dovunque ti giri senti puzza: giornali che sparano a tutta pagina: “La crisi peggiorerà”;“Famiglie nel panico”; “Allerta terrorismo per Natale”; televisioni e radio che trasmettono le stesse notizie facendo a gara a chi usa toni più allarmanti ed inquietanti; i pannelli dell’autostrada che segnalano sempre più percentuali funeste. E capita che ci si sorprende sempre di più a fare gesti apotropaici (atti volti a scongiurare, allontanare influssi maligni) quando si è al volante di un auto, seduti in aeroporto oppure in casa e non per calmare qualche intenso prurito del basso ventre. Un brutto colpo proviene dall’articolo sul Corriere della Sera di ieri che, con la parola “rischio default”, ovvero l’incapacità tecnica di rispettare i contratti da parte delle famiglie nei confronti delle banche (ma anche il contrario), richiama i preoccupanti numeri dell’autorevole Censis , aromatizzatizzandoli di pessimismo. Imbarazzanti le conclusioni del quotidiano di via solferino il quale paragona la situazione attuale a quella del dopoguerra, dove il Paese fu di fronte alla necessità di risollevarsi come avvenne nel trentennio tra il 1945 ed il 1975. Che significa? Che ci vorranno trent’anni per risollevarsi? Che palle, tutti se la prendono con il passato o con il presente ma pochi si sforzano di dire la verità:la crisi c’è ma è meno peggio di quella che ci vogliono raccontare!
Pochi scrivono e parlano di come uscire da questa situazione mentre potrebbero raccontare cosa già fanno molti buoni padri di famiglia: rimboccarsi le maniche, limitare gli sprechi, le spese superflue, ed ingegnarsi giorno dopo giorno magari sorridendo all’unico articolo piacevole della stampa di oggi:"Parigi, il colpo perfetto:rubati gioielli per 80 milioni”.
Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. George Orwell

giovedì 4 dicembre 2008

Una napoletana nel "Il gioco dell'Angelo"


Nel nuovo libro di di Carlos Ruiz Zafon, l’autore del fortunatissimo L’ombra del vento (più di un milione di copie vendute soltanto in Italia), Il Gioco dell’Angelo c'è anche una napoletana, si tratta della nonna di Isabella, assistente disciassettenne del giovane David Martin, scrittore dannato e miracolato, protagonista del bellissimo romanzo. La chiamavano Vesuvia, la nonna:poco originale, a dire il vero, ma comunque da segnalare a chi ama la lettura. Per i curiosi napoletani, quelli veri, segnalo la citazione a pagina 281 de "Il Gioco dell'Angelo".

mercoledì 3 dicembre 2008

A Roma aumentano i casi di allergia

No, non si tratta di malinconia, di depressione, insomma Napoli non mi manca ma da quando sono a Roma soffro di allergia anche se, fatte tutte le prove allergiche (quelle che ti riempiono di buchi, ti attaccano cerotti con colori diversi e ti tirano il sangue) non si è riusciti a capire a che cosa. L’energica dottoressa tuonò:" Ma cosa vuole, lo sà che si va per esclusione? ” Sarà, ma oltre ad aver fatto incazzare l’allergologa io sono ancora allergico e non sò perché!
Ma sono preoccupato: in città si muore anche di traffico, quando crescono nell’atmosfera i livelli di polveri sottili, le micidiali Pm10, biossido di azoto (NO2) ed ozono (O3), si registra un’impennata nel rischio mortalità:tra i dati c’è una netta e preoccupante relazione. E’ questa la sintesi di un indagine epidemiologica sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità nella capitale effettuata dal dipartimento di epidemiologia della Asl Roma-E e pubblicata il 30 nov scorso, nella pagina del Corriere della Sera, sessione Cronaca di Roma. Il Segretario dei medici di famiglia della capitale dichiara che da anni si denuncia l’impennata delle allergie, giunte ad un preoccupante +20%. Prima erano solo i bambini a soffrirne ora anche gli adulti dai 40 anni in su. La causa è da imputare allo smog ed alla composizione dei carburanti perché gli additivi cche immettono nella benzina e nel gasolio sono tra le sostanze più nocive per la salute.

martedì 2 dicembre 2008

Obama nel Presepe

Compare Obama nel presepe.. Infatti, a San Gregorio Armeno nel negozio di Genny Di Virgilio svetta tra statuine tradizionali e noti personaggi politici il neo presidente degli USA. Ma che c'azzecca con il presepe? Proprio nulla, solo i fanatici del gossip e i sostenitori dello sfottò forse compreranno la solita statuina di turno che con il Natale e l'atmosfera presepiale non c'entrano nulla, ma la pubblicità forse sì. Come si dice a Napoli: che sadda fà pè campà!

lunedì 1 dicembre 2008

Bossi Junior bocciato di nuovo!

Ah,ah,ah! Cose da pazzi, gli avevano concesso anche la prova d’appello per il casino che aveva sollevato il padre tra luglio ed agosto, il quale aveva tirato in ballo, addirittura, il sistema scuola perché ogni regione deve avere i suoi insegnanti! Ovvio, il figlio sostiene l’esame per la terza volta ma quei terroni di professori che insegnano al collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate l’hanno bocciato…di nuovo.
Vabbè che in estate aveva presentato la tesina su Carlo Cattaneo e l’autorevole padre l’aveva sbandierata come la causa della bocciatura:che vuoi che né sappiano quei prof terroni! Ma l’interrogazione orale della scorsa settimana, a scanso di equivoci in presenza di un ispettore del ministero della Pubblica Istruzione, è andata comunque male: una tesina in fisica studiata poco ed in maniera superficiale. Quindi “Esito negativo”! Umberto Bossi, dichiara “ …di non essere incazzato” perché il figlio è stato coraggioso comunque. Eh si, ogni anno migliaia di ragazzi affrontano l’esame di maturità e per il coraggio dimostrato sono tutti degli eroi, magari dei futuri parà della Folgore, perché hanno dimostrato coraggio, ad affrontare un esame! Onorevole, prendiamoci moderatamente in giro e diciamolo con sincerità: suo figlio è un asino!

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