Che fine hanno fatto gli amici di Skype? E’ da un po’ che non li trovavo poi qualcuno mi ha fatto la soffiata, mi sono iscritto su Facebook ed eccoli là, tutti ritrovati. Effettivamente, come solo da poco si sono accorti i giornali, impazza la mania di questa comunity nata come versione evoluto dall’annuario di Harvard. Infatti, né ha mantenuto le caratteristiche fondanti: ti devi iscrivere col tuo vero nome e ti suggerisce di precisare, dove ed in che anni sei andato a scuola, dove all’università, dove lavori. In questo modo il sistema può suggerirti chi contattare, può indicare il tuo nome a gente che probabilmente hai frequentato e quindi ti conosce, essendo passata nelle tue zone nei tuoi anni. Cominci a cercare e ritrovare amici che hanno altri amici (che magari non c’entrano nulla con te) che ti chiedono di diventare un amico. Insomma, un vettore matematico esponenziale che ti moltiplica le possibilità di incrociare gente che hai conosciuto tanto o poco. Ma siamo poi sicuri che ci fa piacere ritrovare il compagno delle superiori o dell’università con il quale si faceva spesso a botte perché era un rompicoglioni conclamato? Oppure il gagà che se la tirava perché lui era di una famiglia benestante e ti faceva sentire un poveraccio? Non lo so. Ciò che mi dispiace e spero sia un fatto solo temporaneo, è che molti amici con cui chattavo su Skype frequentano assiduamente Facebook. Mentre con il primo scrivevi, parlavi e ti vedevi fisicamente con chi sceglievi, adesso con il secondo sei continuamente oggetto di richieste: “Tizio vuole essere tuo amico”. Allora, pensi: “E questo da dove salta fuori, ma chi è ?” “Caio risponde a Sembronio” ma a me mi deve fregare? E vogliamo parlare degli inviti? Iscriviti al gruppo “Abbassiamo il prezzo della benzina” oppure “ Aboliamo Gigi d’Alessio” insomma, anche in questo caso può diventare un tormento che ti intasa l’email e non solo. Va bene tutto ma fatemi recuperare un pò di normalità, parliamone su ...Skype.
mercoledì 29 ottobre 2008
Facebook contro Skype
martedì 28 ottobre 2008
Farmaci:effetti collaterali secretati.
Gli effetti collaterali o indesiderati alle medicine sono la quinta causa di morte negli ospedali secondo quanto riferisce la Commissione europea, ma le agenzie europee e i governi nazionali hanno finora tenuto nascosti i rapporti delle case farmaceutiche su questo tipo di effetti. È l’accusa lanciata da un’inchiesta giornalistica belga-olandese-danese, ripresa dal giornale EuObserver con il titolo: Media lift lid on secret reports on drug side-effects . Così esordisce l’articolo sulla Stampa denunciando l’omissione pubblica dei documenti che testimoniano quanto possano essere mortali gli effetti collaterali delle medicine che prendiamo ogni giorno. Le motivazioni che vengono addotte al mancato accesso dei dati sono ridicole perché si parla di sicura strumentalizzazione di informazioni per mettere in difficoltà una casa farmaceutica a favore di un’altra. Ciò testimonia quanto la vita delle persone e dei pazienti sia meno interessante dei profitti.
I dati in questione – noti agli addetti ai lavori come “dati periodici sulla salute (Psur)” – sono regolarmente sottoposti alle autorità nazionali e all’Agenzia europea per le medicine, con sede a Londra, ma in genere non ne se ne sa nulla. Eppure rendono conto, per esempio, di come molti dottori, in vari paesi, sospettano che l’aumento dei suicidi tra gli adolescenti cresca quando questi siano in cura per l’acne. Oppure testimoniano come a volte un prodotto dietetico possa condurre a un infarto e mettono in guardia su cosa l’industria farmaceutica dovrebbe dire riguardo agli effetti collaterali. Un team di giornalisti belgi, danesi e olandesi beneficiando della libertà offerta dalla legge olandese e danese sull’informazione è riuscita ad avere accesso parziale a questi documenti, pubblicandoli sul giornale olandese Trouw, sul magazine belga Knack e su quello danese Samvirke.
E’ evidente che rendere pubblici gli effetti collaterali influenzerebbe in maniera negativa le vendite delle case farmaceutiche ma allora perché sulle scatole delle medicine non si scrive, come per le sigarette:i farmaci uccidono? Pesano così tanto le lobby delle aziende farmaceutiche sul governo italiano ed europeo?
lunedì 27 ottobre 2008
Italiani antidemocratici, perchè?
Perché gli italiani che vanno in piazza e sono di parte avversa al governo sono chiamati antidemocratici? Wikipedia definisce il termine democrazia derivante dal greco δήμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente significa governo del popolo. Quindi chi è andato al Circo Massimo di Roma, per assistere alla manifestazione convocata da Veltroni è contro il governo. Ed allora? Cosa c’è di strano? Per quale motivo non si dovrebbe rappresentare un dissenso in un paese, anche se decadente ma comunque occidentale? Certamente, come scrive sul Corriere della Sera, l’editorialista Sergio Romano "… non è che da una manifestazione di piazza potesse emergere un programma credibile” ma almeno poter rappresentare uno stato di insoddisfazione, questo si. La maggioranza degli italiani è stanca di litigi, insulti ed accuse reciproche, vuole misure concrete per uscire da un momento di crisi davvero difficile. Per questo serve, nel rispetto dei ruoli, una visione ed un impegno comuni, non lo stile aggressivo del presidente del Consiglio e nemmeno l’atteggiamento di un’opposizione che continua ad essere lacerata al suo interno. Infatti, da una parte sembra che ieri si siano tenute le seconde elezioni primarie di Veltroni, ad un anno dalle precedenti. Dall’altra le maschere di D’Alema, Fassino e Franceschini che dichiaravano, rosicando: “Una manifestazione non è il momento costitutivo di un partito e non è sufficiente a definire una linea politica” fanno forse intendere chi sono i primi sostenitori di Berlusconi, mi sbaglio?
sabato 25 ottobre 2008
Il piano di Licio Gelli si realizza?
Sembra proprio che qualcuno aveva già previsto cosa sarebbe accaduto in questi anni. E’ tutto scritto nel Piano di rinascita democratica della loggia massonica P2 e sembra che si sia quasi completamente realizzato. Licio Gelli, in un intervista concessa a Repubblica nel Settembre del 2003 rivendicò il copyright: “…forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa". Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza. Tutto in quelle carte sequestrate a villa Wanda, in provincia d’Arezzo, ventidue anni fa: 962 affiliati alla Loggia. C'erano militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. C'era l'attuale presidente del Consiglio, il suo nuovo braccio destro al partito Cicchitto: allora erano socialisti.
La nascita di due partiti "l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale)." allo scopo di semplificare il panorama politico. Questi, a trent'anni di distanza, coinciderebbero rispettivamente con il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà. Il sospetto potrebbe trovare fondamento nel fatto che il leader del secondo partito, Silvio Berlusconi, era iscritto alla P2, nonchè nella presenza di diversi piduisti in entrambe le formazioni politiche.
Riforma della magistratura: divisione tra ruolo del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento. Tema nell'agenda politica dalla fine della Prima Repubblica e tuttora attuale. Si osserva che introdurre la responsabilità del CSM nei confronti del parlamento sarebbe tecnicamente una subordinazione del potere giudiziario al potere legislativo, e quindi verrebbe meno la separazione dei poteri. La modifica, infatti, necessiterebbe di una riforma costituzionale.
Abolizione delle province. Trova corrispondenza nel programma elettorale di Forza Italia del 1994, 2001 e del Popolo delle Libertà del 2008, limitatamente alle province al cui interno vi sono "città metropolitane".
venerdì 24 ottobre 2008
Il Puffo che non sopporto
Oggi si festeggiano i 50 anni dei Puffi, conosciuti ed amati in tutto il mondo: con le loro vicende hanno animato la vita di molti bambini, ragazzi ed adulti. In Italia arrivarono negli anni Ottanta grazie ai cartoni animati prodotti dai mitici Hanna&Barbera . Simpatici, accattivanti, talvolta dispettosi e furbi ma tutti uguali, lo stesso colore, lo stesso corpo e tutti già centenari, tranne il Grande Puffo che né ha 542 di anni. Diversi tra loro solo per il carattere, gli stati d’animo, il modo di parlare, hanno dominato la scena, non solo televisiva, del nostro paese per anni, fino ad uscire dai famosi ovetti di cioccolato per diventare oggetti di collezione. Ma cè un Puffo Nano che è diventato più odioso che mai: piccoletto, giovanotto con i suoi 72 anni: capace di operare miracoli, sempre attaccato alle gonne delle giovani aspiranti puffette è, secondo la rivista Forbes, nel 2008 il terzo Puffo-uomo più ricco d’Italia e il 90° più ricco del mondo, con un patrimonio stimato in 9,4 miliardi di dollari USA.
Ciò che tocca si trasforma in oro oppure in decreto legge ed è dovunque: in televisione, in radio, sui giornali, in internet, nei blog, nello sport, nell’edilizia e nell’editoria, nel commercio e nelle assicurazioni, nelle banche ed ora a a New York. Ambisce a diventare il Grande Puffo e per questo si informa sempre sulla salute di chi lo è già. Al centro dell'economia e della politica italiana ora controlla miliardi di dollari (lo dice il prestigioso e puffoso giornale New York Times) di denaro pubblico da elargire per salvare le aziende private, qualora ne avessero bisogno. E probabilmente ne avranno bisogno. Governa praticamente incontrastato grazie all'implosione della sinistra fatta di Pufpuffi rossi. Quando tutti dicono una cosa lui né dice un’altra diversa e quando tutti dicono la sua cosa diversa lui dice di non averla mai detta. Un Puffo scrittore di gialli ha recentemente dichiarato: “Gli italiani vorrebbero essere come il Puffo Nano, per questo lo votano, lui si limita ad intercettare il malumore del nostro paese, il malessere della puffogente, ed a illuminarlo con la sua abilità di venditore d'auto di seconda mano !".
giovedì 23 ottobre 2008
Leader e collaboratori.
I veri leader si circondano di persone motivate e capaci. E' questo il segreto per far prosperare e vivere un'impresa, il capo non deve solo saper scegliere ma anche formare i suoi collaboratori, farli crescere. Per riuscirci deve però motivarli, se necessario far sì che sbaglino per poterli corregerli. Troppi sono però i manager che tendono a concentrare tutto su se stessi assegnando compiti e responsabilità limitati. Ma perchè? Alcuni lo fanno perchè sono mediocri, non sanno affrontare e risolvere i problemi, non sanno, a volte, decidere. Prendono tempo e non delegano perchè temono i collaboratori, non vogliono perdere la centralità nei processi e la visibilità nell'ambito della propria organizzazione. Esistono però, capi che non delegano e non insegnano, pur essendo, loro stessi iperattivi e superoccupati, perchè? Non lo fanno perchè non hanno fiducia negli esseri umani, sono sospettosi, vedono dovunque complotti: insomma, vogliono intorno solo degli esecutori, non dei collaboratori. Per giustificarsi dicono che non trovano persone capaci, in realtà sottovalutano gli altri e sopravvalutano se stessi. Sono autoritari, vogliono essere gli unici protagonisti dell'impresa, spesso però falliscono perchè perdono tempo in questioni di dettaglio e trascurano quelle importanti. Infine, ci sono capi che non fanno crescere i propri dipendenti perchè sono egoisti, pensano solo a stessi. Non gli importa nulla dell'azienda che governano, voglio solo far bella figura, insomma sono dei narcisisti. Solo chi si sente forte può aiutare gli altri; solo chi pensa al bene dell'azienda in cui lavora, più che a se stesso, e si considera strumento e veicolo verso il successo, è un vero leader. Alberoni docet.
mercoledì 22 ottobre 2008
Un incontro di carne
In uno dei miei viaggi di lavoro, della scorsa settimana, ho incontrato una splendida bistecca chianina di kg 1,80: uno splendore! Era lì, che mi aspettava nel cuore della Valdichiana ad Alberoro (AR) presso la Trattoria il Giardino (recensito sul magazine Traveller), in compagnia di crostini neri, con salsa di fegatini di pollo , carne di vitello, milza, capperi e acciuga. Cucinata alla griglia, alta 4cm, era in compagnia di un sangiovese delicato e seducente. In cucina c’era lui, un gigante buono, attento ai particolari e docente di cottura: la bistecca non deve fare sangue! Ai tavoli, una gentile signora dallo stile franco e generoso presentava, con passione, ingredienti e cottura dei piatti serviti al tavolo. Una delle migliori bistecche da me consumate in questa terra schietta, fatta di lavoratori instancabili, di cultori della tradizione locale e di una gustosa cucina. Come amano dire da queste parti:evviva la ciccia!
martedì 21 ottobre 2008
La gestione dell'acqua ai privati.
In Italia è iniziata la privatizzazione dell'acqua e lo sanno in pochi. Infatti, il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti, il quale afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Siamo sott’acqua!
Ma è opportuno entrare nel dettaglio per comprendere quanto sia perversa questa norma. Sembra che con l’emergenza rifiuti si è approfittato per inserire, quasi di soppiatto, anche l’argomento servizi idrici, affinchè venga definitivamente decretato che anche questo tipo di prestazione, essenziale per la popolazione di un paese, possa essere trasferito dalla gestione pubblica all’imprenditoria privata.
La norma: modalità di conferimento Servizi Pubblici di rilevanza economica.
Tra tali servizi rientrano anche quelli di tipo ambientale (servizi idrici e servizio gestione rifiuti solidi urbani). In generale sono a rilevanza economica tutti quei servizi pubblici locali assunti dall’ente, che siano gestiti con metodo economico, laddove la tariffa richiesta all’utente assolve allo scopo di coprire integralmente i costi di gestione.
La norma: conferimento ordinario mediante procedura ad evidenza pubblica.
L’articolo 23 bis del decreto legge in esame stabilisce che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità.
lunedì 20 ottobre 2008
Inno al cioccolato
Il Cioccolato è uno dei grandi piaceri della vita. E tanto basta agli appassionati, che se lo sono davvero, sono praticamente dei cultori, a scagionarlo da qualunque tipo di accusa di ordine dietologico. Calorie, irritazioni, appesantimento epatico, liberazione d’istamina? Tutte storie.
Il Cioccolato ha, piuttosto, mille pregi e mille buone possibilità d’impiego. Il Cioccolato consola: i fallimenti, i tradimenti, le ingiurie della vita e quelle degli anni, la malinconia per gli amori perduti e per quelli mai avuti, consola tutto. Torna il sereno nel cuore goloso, per un momento alleviato dai suoi pesi. Il Cioccolato eccita: ha le doti del caffè, ma nessuno lo sa; rinvigorisce la mente, i muscoli e l’anima, e porta con sé idee geniali e felici intuizioni; è la droga degli intelligenti, di chi ama appassionatamente l’esistenza. Il Cioccolato tranquillizza, potere questo che il caffè non ha:distende i nervi e porta il sonno del giusto anche a chi durante il giorno qualcosa ogni tanto lo sbaglia. Ai banali la camomilla. Il Cioccolato è dunque mamma, amante e padre perfetto: al nostro fianco ogni volta che deve, lontano da noi e di noi dimentico, quando non c’è bisogno di lui. Ed il vigliacco tentativo di trovargli dei difetti né evidenzia, per contrappasso, un nuovo pregio, che quasi mai, e solo a prezzo di grandi fatiche, madri amanti e padri riescono ad avere. Il Cioccolato è complice.
Questo l’inno che si trova come prefazione nel menù dell’Etruscan Chocohotel di Perugia, forse davvero il primo albergo al mondo dedicato al cioccolato. Le camere sono distribuite su tre livelli con titoli originali:piano al latte, al gianduia ed al fondente. Da provare a tutti i costi nel buon ristorante dell’albergo il tortino di Cioccolato dal cuore fondente con crema alla vaniglia.
domenica 19 ottobre 2008
Grande Napoli
Mitico! Il Napoli al San Paolo batte la Juventus. Prima subisce un gol, poi attraverso una strepitosa partita vince 2 ad 1, conquistando il primo posto in classifica con 14 punti. Segnano Amauri al 16’ con una gran girata di destro; poi ci pensano, prima Hamsik al 19’ e poi, lui l’argentino tutto pepe che al 34’ segna il 2 a 1 con una grande azione di sfondamento in aerea della Juve. Sarà crisi per la Juve e Claudio Ranieri mangerà il panettone?
I cinesi si fanno le leggi ma non le mogli
Una volta le buttavano via appena nate o addirittura non le facevano neanche nascere. Ora per una femmina, in Cina, si è disposti a sequestrarle, comprarle, venderle. Il commercio delle bambine è florido:un acquirente è disposto a pagare dai 200 ai 500 euro, lo stipendio medio di un anno di un povero contadino. Trentanni fa entrava in vigore la legge che consentiva di avere un unico figlio, preferibilmente maschio; oggi le conseguenze di questa discrimante politica provoca una dissennata quanto scandalosa ricerca di donne da sposare. Sembra sia emerso da una ricerca francese (Paris Match-Alain Buu) che il 90% dei cinesi single sono maschi e non trovano donne da sposare. Si sitima che in Cina manchino addirittura 80 milioni di femmine ed a Pechino, nel parco Sun Yat Sen, ogni domenica, si svolge il "mercato delle coppie": banali imbarazzi di una potenza mondiale.
sabato 18 ottobre 2008
Google reale.
È stato il primo sovrano ad inviare una email, ora Elisabetta II d’Inghilterra è la prima regina a visitare gli uffici (londinesi) di Google. Per l’occasione il motore di ricerca californiano ha creato una versione speciale del suo logo, trasformando la seconda G di Google nel profilo della sovrana e aggiungendo sopra alla E finale la sagoma di una corona reale. Mitica questa regina che, nonostante l'età avanzata, è più attenta ed arzilla che mai, non solo sulle nuove tecnologie.
venerdì 17 ottobre 2008
La ministra che non dispiace
Il ministro Mara Carfagna a me non dispiace.
Intendiamoci, sono politicamente distante dallo schieramento a cui appartiene la signora, nata a Lioni, un paesino vicino Avellino, poi vissuta a Salerno dove ha conseguito la laurea in giurisprudenza. Bisogna però riconoscere che da un pò di freschezza estetica a questo governo di vecchi dinosauri, sia politici che di età anagrafica. Dall'8 maggio 2008 è Ministro per le Pari Opportunità, nel Governo Berlusconi IV. Subito dopo l'insediamento, raccogliendo un appello del Presidente della Repubblica, la Carfagna ha voluto fissare fin da subito l'impegno del Governo a promuovere «politiche che permettano alle donne lavoratrici di far figli e seguire la famiglia» prediligendo una legislazione sul modello francese.
Certo, a giugno 2008 il giornale argentino El Clarín pubblicò un articolo, mai smentito, in cui fa riferimento ad affermazioni della stampa italiana relativamente all'esistenza di alcune intercettazioni telefoniche, disposte in una non precisata indagine napoletana contro la corruzione. Tra il ministro Carfagna ed il presidente del consiglio Silvio Berlusconi vi sarebbe stato un dialogo piuttosto esplicito, con allusioni ad un rapporto di sesso orale. Ma ha gestito in silenzio e con dignità, tutte le accuse e le illazioni fatte sul suo conto, compreso le aggressioni verbali dell’esaurita e becera Sabina Guzzanti, attrice scomoda in cerca di un ruolo che nessuno gli vuol più dare. Vorrei però capire qual'è il contributo di questo bel ministro, quale valore aggiunto sta portando al paese ed alle donne, perchè ad oggi, non è molto chiaro, visibile e tangibile.
giovedì 16 ottobre 2008
I monaci litigano e la Chiesa rischia di crollare
Il mondo cambia e noi siamo cambiati dal mondo. Ora si litiga anche tra monaci e di brutto! Infatti, qualche tempo fa ci fu anche una rissa dove si presero a bastonate perché qualcuno, nell’ambito della stessa Chiesa, cominciò a pulire in una zona non di sua competenza. Sono diversi decenni, ormai, che i monaci della Chiesa egiziano-copta e quelli etiopi-ortodossi si scontrano per la proprietà del monastero di Deir Al Sultan, edificio costruito sopra al tetto della Chiesa del Santo Sepolcro, luogo dove, come narra la tradizione, Gesu' fu sepolto e poi risorse. Da allora, a causa della mancanza di un accordo tra le fazioni religiose, nessun intervento di restauro e' stato mai fatto e adesso, se non saranno portati a termine, urgenti lavori di ristrutturazione, il monastero rischia di crollare da un giorno all'altro distruggendo uno dei simboli piu' importanti della cristianità. La Chiesa del Santo Sepolcro, che si trova nel quartiere cristiano della città vecchia di Gerusalemme, è gestita da 6 comunità cristiane (i cattolici romani, i greci ortodossi, gli armeni ortodossi, gli egiziani-copti, i siriano ortodossi e gli etiopi ortodossi) sin dal 1757 quando fu raggiunto un accordo tra le fazioni sotto l'Impero Ottomano. Tuttavia il monastero Deir Al Sultan che lo sovrasta e' abitato da monaci etiopi, ma la Chiesa Copta ne rivendica la proprietà. Nel corso degli ultimi anni vi sono stati diversi scontri e dissidi tra le due comunità. Ad esempio durante la Pasqua del 1970, approfittando del fatto che i monaci copti si erano trasferiti in massa per pregare nella Chiesa del Santo Sepolcro, i religiosi etiopi cambiarono i lucchetti delle porte che introduceva alle terrazze sovrastanti il tetto del monastero e non permisero piu' ai cristiani copti di entrarci. Nel 2002 uno dei monaci copti, a causa di una grande ondata di caldo decise di spostare la sua sedia dal posto prestabilito verso un luogo piu' ombroso: i monaci etiopi interpretarono questo gesto come un atto ostile e ne segui' uno scontro fisico. Alla fine ben undici monaci furono portati all'ospedale.
Non ci sono mediazioni che tengono e mentre se le danno di santa ragione (è proprio il caso di dire) viene trascurata tutta l’infrastruttura della chiesa. Non c'è più religione ?!
mercoledì 15 ottobre 2008
Napoli è una cravatta.
Appena giunto a Napoli, parcheggio l’auto in Viale Antonio Dhorn, in pratica una parallela della più famosa e lunga Via Partenope. A mio avviso è una delle strade più belle e panoramiche del mondo perché mostra, a chi transita, una cartolina vivente: le linee morbide ed uniche del Golfo di Napoli, il blu ceruleo del mare che riveste la costa da Castel dell’Ovo al Porto di Napoli, fino a coinvolgere, in lontananza, una splendida Costiera Sorrentina. Il colpo d’occhio si completa sullo sfondo, con il maestoso e vigile Vesuvio: chi osserva, rimane senza fiato. Una volta sistemato il tagliando per il parcheggio di turno, attraverso la strada, osservando le reti dei pescatori sistemate a terra per le necessarie riparazioni. Alzato lo sguardo, entro in uno dei pochi polmoni verdi di questa città, la Villa Comunale. Quanti ricordi, percorrendo a piedi questi viottoli che si alternano ad ampi slarghi; da ragazzo ci venivo quando si faceva “filone” a scuola per giocare al pallone con i compagni di classe. Giunto su un lato della Riviera di Chiaia , lo vedo, è quello, sempre uguale, impossibile non riconoscerlo, il mio negozio preferito. Attraverso le strisce pedonali ansioso di entrare, ma poi rallento e quasi, per pregustare tutta la piacevolezza di quella splendida bottega, mi fermo, proprio sulla soglia, chiudo gli occhi e mi rivedo trentanni prima, giovane, timoroso, ad osservare le persone che sceglievano splendide fantasie e colori di ciò che ancora oggi sono un oggetto di culto napoletano:le cravatte di Marinella. E si, Napoli, per me, è come una cravatta: sui quotidiani, in televisione, nelle cronache, quando la vedi stringe il collo, soffoca, non fa respirare. Dal vivo, invece, fa sentire calore, umanità, bellezza e sopratutto eleganza.
martedì 14 ottobre 2008
Da Benito, un uomo-ristorante a Poppi.
La ristorazione a Poppi, da quarant’anni si chiama Benito. Mai ristorante divenne così nome comune di persona, anche se registrato come “Ristorante Casentino”. Famoso in Italia ed all’estero, quest'uomo è diventato un personaggio che è l’essenza stessa dell’ambiente in cui lavora, infatti, se lui non c’è, l’avventore che lo cerca rimane deluso.
Frequento questo posto da circa venticinque anni e Benito, all’inizio mi ricordava il compianto Renzo Palmer, conduttore di “Oggi le Comiche” un famoso programma Rai degli anni ’80. Voce profonda, andamento un po’ rigido, sempre vestito di scuro con pantalone e maglioncino blu con sotto una puntuale camicia bianca. Semplice, cortese e sempre presente: la mattina a colazione, durante il giorno, in cucina a pianificare i menù e vigilare sui preparativi; a pranzo per accogliere i clienti e talvolta servirli, il pomeriggio per le necessarie pulizie e la sera di nuovo a cena ad aiutare i suoi camerieri, talvolta, portando succulenti piatti in sala. In questo posto si trova il meglio della cucina casentinese, dai tortelli di patate alla tagliata di manzo,a prezzi davvero alla portata di tutti: con 25 euro a persona si mangia in quantità e qualità. I piatti sono abbondanti e ben guarniti, i sapori sono quelli di una vallata deliziosa ed ospitale, ricca di storia, arte e buona cucina. Il Ristorante, situato nella vecchia scuderia del castello, nei suoi due saloni, propone, in una atmosfera familiare, piatti della cucina Tosco-Casentinese, con paste fatte in casa, carni alla griglia ed arrosti girati, il tutto accompagnato dai grandi vini Toscani. Benito, un uomo fatto ristorante, benvoluto ed apprezzato da tutti merita una visita da chi transita per Poppi e forse anche, per il suo impegno, di diventare Cavaliere del Lavoro.
lunedì 13 ottobre 2008
Falsi sfollati a Napoli
Un’altra figuraccia napoletana, parte dalla prima pagina del Corriere della Sera, dove Gian Antonio Stella scrive sul bilancio del Comune di Napoli e sugli hotel pagati a chi non né ha diritto. Il caso nasce dall’ospitalità generosamente offerta alle famiglie fatte sgomberare nel dicembre 2002 da tre edifici fatiscenti di vico Longo a Carbonara, nella zona più degradata di Piazza Mercato.
Quanto è stato speso fino ad oggi bastava per costruire due palazzi per accogliere le famiglie rimaste senza casa: infatti, il Comune paga 4milioni e 98mila euro l’anno. Inoltre, si è scoperta, in seguito all’ irruzione in uno di questi alberghi, anche la presenza di numerose persone che sfollate non erano: femminielli, pregiudicati e gente di malaffare. Tutti in pensione completa a 55euro al giorno per ogni ospite. Ma chi paga? Il giornalista cita Montesquieu per affermare che la plebe napoletana e molto più plebe delle altre! Dovrei offendermi, però ha ragione. E che cazzo, ma il Comune che fa? Perché non vigila, controlla, insomma, onora il mandato ricevuto dai cittadini che lavorano e pagano le tasse. Il famoso autore de "La Casta", questo però non lo dice, anzi, continua il suo articolo, andandoci “giù pesante” affermando che “…una bella fetta di napoletani è assolutamente convinta di avere una specie di diritto divino ad avere la casa gratis”. Dai conti esposti però non avrebbe torto, infatti, il patrimonio immobiliare di proprietà del Comune di Napoli è enorme ma il 78% degli inquilini, di alloggi municipali, non pagano un canone ed ammontano ad 800milioni i crediti considerati non esigibili. Azzz! Il Sindaco, con la voce un po’così, diventa nuovamente protagonista dell’ennesima figuraccia italica anche quando Il Sole 24 Ore ricorda che nel 2007 tutti i Comuni e le province italiane messe insieme hanno accumulato perdite fuori bilancio per un totale di 600 milioni. Come diavolo ha fatto Palazzo San Giacomo a farne da solo oltre 58milioni? Chiedo scusa, a chi legge questo post, per qualche parolaccia, ma tra gli insulti di Gian Antonio Stella e la puntuale incapacità del Sindaco Rosa Russo Iervolino sono proprio in...dignato.
domenica 12 ottobre 2008
Gomorra fa rima con Camorra
L’ultimo bliz della Dda (Direzione distrettuale antimafia) ha portato in carcere otto persone, per reati che vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione, alla detenzione di armi e per alcuni anche strage. Tra questi anche Bernardino Terracciano, sessant’ani, figura di secondo piano nel clan dei casalesi, noto per aver fatto parte del cast di Gomorra. Interpretava, senza fatica, un camorrista da quattro soldi, come lo è nella vita:è il terzo “attore” del film che finisce realmente in manette. Ma il regista Matteo Garrone proprio dei delinquenti doveva ingaggiare per girare un film? Magari è per questo che è tra i candidati all’Oscar: bell’immagine che portiamo all’estero!
sabato 11 ottobre 2008
Il culto delle zitelle.
Cos'è che una donna, anche se non lo confesserà mai, teme più di tutto? Il suo stato civile. Se sulla carta d'identità dovesse restare scritto, per troppo tempo, la parola "nubile" allora la disperazione è dietro l'angolo. E si, il timore più grande per una donna è quello di restare zitella.
La capuzzella più implorata sembra essere quella di Lucia, morta nel giorno delle nozze e per questo ritenuta miracolosa per le disperate zitelle che non trovano marito.
Chi ci crede, e né ha bisogno, può visitare l’ipogeo della Chiesa il sabato e la domenica, ciò consentirà di scoprire il fascino macabro di un viaggio in luoghi particolari, resi intensi dall’amore e dalle credenze locali, nate queste ultime, nella notte dei tempi.
Tira fuori la lingua!
Oggi i medici non la guardano più. Eppure può svelare malattie nascoste od evitare esami diagnostici costosi, inutili ed a volte anche dannosi.
Intendiamoci, non sono del settore ma la semeiotica o scienza dei sintomi, purtroppo, ha perso molto del suo smalto, anche come materia di insegnamento nelle università e sono pochi i dottori che la praticano ancora. Leggo, che se la lingua è pallida significa che c’è un chiaro stato di anemia (capito come faceva il dottore?); se è bianca, questa può essere sintomo di malattia infettiva in atto, gastrite ed ulcera gastrica ma anche di una cena pesante (magari si è esagerato con il vino). Se la lingua è marrone/nero può essere un segnale di uno sviluppo batterico, di fumo od ancora di gastrite ad uno stadio più avanzato, ma anche il colore lasciato da un caffè appena preso. E la lingua con l’impronta dei denti? Ansia, stati di tensione psichica, insomma esaurito! Ci sono altri segnali che possono segnalare ipotesi anche gravi ma preferisco pensare al significato di quando, da bambino, spingevo all’infuori la lingua e rumoreggiando sputacchiavo tutto intorno:ah, che bella cosa una pernacchia (nel link la famosa pernacchia di Totò) ! Il miglior gesto per scaricare la tensione e fare un sorriso, quello che ci vorrebbe di questi tempi.
venerdì 10 ottobre 2008
Obama è pure napoletano?
giovedì 9 ottobre 2008
Tassisti romani rubano scooter
I tre tassisti, due con precedenti penali ed uno incensurato, lavorano per una nota cooperativa della Capitale. Ad inchiodarli alle loro responsabilita' sono state le immagini delle telecamere installate alla Stazione Termini. Il furto dello scooter è stato denunciato dal proprietario che era entrato in Stazione per comprare un biglietto ferroviario, poco dopo e' uscito e non ha piu' trovato il veicolo.
Per questo motivo si e' diretto a fare la denuncia alla Polfer. Immediate le indagini anche con l'aiuto delle telecamere che hanno permesso di risalire in poco tempo ai tre tassisti che erano tornati, intanto, al lavoro nel parcheggio della piazza.
Tempi duri! Alcuni tassisti romani, oltre a rubare sulle tariffe degli ignari avventori, si sono ridotti ad “arrotondare” con delle iniziative…part-time. Non sorprende più, che addetti al trasporto pubblico abbiamo già precedenti penali, quindi siano noti delinquenti. Ma perché si concede un permesso comunale ad un delinquente? Quale garanzia viene data ad un cittadino quando viene “caricato” su una di queste auto? Perché il Comune rilascia licenze a noti pregiudicati? Domande, che rivendicano delle risposte!
mercoledì 8 ottobre 2008
I soldi svaniscono, la parola di Dio è solida
martedì 7 ottobre 2008
Poppi e la rotatoria che non piace.
Infatti, la moda delle rotonde è arrivata anche da queste parti provocando molti malumori, non solo tra gli abitanti di Ponte a Poppi ma anche tra i turisti abituali.
Da circa un mese chi arriva da Arezzo, percorrendo la SR 70, meglio conosciuta come via Aretina, non può più svoltare direttamente in piazza Garibaldi ma deve fare un giro degno del miglior giostraio. Molti, per abitudine, ancora accendono la freccia e poi rimbalzano con lo sguardo nel cartello di divieto d’accesso, tra il ridacchiare degli anziani che stazionano nell’antistante “Parlamentino”. I passanti, che attraversano le strisce pedonali, subito dopo la piazza ed il maldestro divieto, rischiano puntualmente di essere investiti: il tabaccaio, con le sue vetrine, proprio lì, si lamenta perché le urla delle persone spaventano gli avventori e le signore costrette ad ascoltare le peggiori espressione in vernacolo toscano, impallidiscono.
Molti se la prendono con il Comune e con Pippi! Capisco il Comune ma Pippi chi è? Questo è un mistero sul quale nessuno parla ma qualcuno sorride. Insomma, il Comune ha approvato il progetto con tutti i nullaosta previsti dalla legge per la realizzazione della rotatoria fra la provinciale di Via Camaldolese e la regionale 70 in località Porto. Ci si chiede se i lavori, con un costo stimato di oltre 350.000 euro siano proprio necessari per la viabilità locale. Molti sono i dubbi che vengono manifestati in proposito per un' opera, che vedrà, nello spazio verde della rotatoria, anche una dedica a San Romualdo. Lui, un eremita che viveva tra il silenzio e la pace delle foreste camaldolesi, potrebbe rimanere molto perplesso se si vedesse girare intorno auto, moto e biciclette: ci avrà pensato il Sindaco?
mercoledì 1 ottobre 2008
Napoletani in fuga dalla Campania.
La causa di questa fuga di massa? L'aumento impressionante dei poveri, in maggioranza invisibili alle statistiche ma presenti ovunque perchè non hanno nulla da perdere o meglio, da difendere!
Chi resta non ha alternative e la camorra si nutre di vuoto. Dei poveri del Sud, in crescita vertiginosa, nessuno nè parla, nessuno lo usa come argomento politico. Ma dove sono finiti i Bertinotti, i Di Pietro ma anche il Marco Travaglio? Silenzio, perchè non ci sono soldi in palio!! Dobbiamo prendere atto che i cittadini napoletani e campani sono l´Africa dell´Europa: con più violenza e meno dignità. I numeri confermano. La Campania è ormai la regione europea con la concentrazione più alta di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di minorenni in miseria. Poco meno di 2 milioni in regione, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l´affitto. I disoccupati sfiorano il 40 per cento. Tra chi lavora, due su dieci guadagna meno di mille euro al mese, uno su dieci meno di 500. Oltre la metà dei residenti accumula almeno 200 euro di debiti al mese. Il pil pro capite è di 16 mila euro all´anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine. La dispersione scolastica è del 45 per cento.Questi i numeri riportati sulla Repubblica da Visetti: la verità taciutà è rappresentata dal fatto che migliaia di persone e di bambini ormai fanno la fame. Una tragedia tutta italiana, direi campana volutamente ignorata e discriminata. L´Italia, con la Grecia, è l´unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L´unica ad aver cancellato anche il sostegno minimo di 350 euro al mese che la Regione Campania metteva a disposizione. Il nuovo governo l´ha completamente ignorato e migliaia di persone sono finite a mangiare dai preti.
L’Italia ha scelto: musulmani e neri, per pagare ancora meno la mano d´opera clandestina e ammorbidire l´islam: è qui lo scontro, italiani poveri contro stranieri poveri. Naturalmente vincono i secondi e chi può scappa mentre nelle strade si cresce una massa di disperati che non ha più nulla da perdere.I rifiuti tossici hanno distrutto l´agricoltura e le persone si sono ammalate ed invece di bonificare sono arrivati i militari per presidiare nuove discariche e nuovi inceneritori. Ad Aversa decine di bambini vanno a scuola lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì, giovedì e sabato lavorano per la criminalità: 50 euro al giorno, per pagarsi vitto e alloggio in famiglia
Una decadenza continua che sembra inarrestabile e che il governo del nostro paese ignora. Brutti sporchi e cattivi, questo sembra essere il destino di chi ha il coraggio o l’obbligo di restare. Tanto ci sarà il federalismo e la Regione Campania diventerà il ghetto d’Europa dove non solo gli stranieri ma anche i cittadini italiani che transiteranno (perché non c’è più nulla da vedere!) saranno messi in guardia dalle raccomandazioni delle Prefetture di provenienza.
Una regione che è diventata la vergogna di un paese che cerca di nascondere la sporcizia sotto il solito tappeto. Certo, la figuraccia mondiale dei rifiuti ha solo fatto da cassa di risonanza alle solite stragi che si consumano sempre nelle stesse province.
Il sorriso arrogante e beffardo di Giovanni Letizia, uno dei killer arrestati per la mattanza di Castelvolturno, fotografato e pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, testimonia l’irrilevanza dell’episodio rispetto all’enormità raggiunta dalla Camorra. E la gente, quella che può, scappa.

















