Oggi, monnezza significa Napoli e la città, grazie a Roberto Saviano ha acquisito un secondo nome: Gomorra. Accade di tutto, rifiuti tossici, caccia agli zingari, sparatorie per strada, adolescenti armati, barricate e baracche date alle fiamme:una rivoluzione. I dati statistici dicono che ogni anno a Napoli ci sono almeno mille giovani che escono fuori dalla prima rete sociale che è la scuola media, mentre altre migliaia restano a scuola senza imparare e senza crescere. Cosa accade a questi ragazzi? Sono facilmente reclutabili per ogni impresa illegale, prima per il lavoro nero quasi schiavistico, poi, in misura minore, per la manodopera del crimine. A Napoli da circa dieci anni ci sono progetti di recupero dei giovani fermi, bloccati, non considerati. I fondi, le aule, gli spazi e le istituzioni non ci sono. Il sindaco “conlavoceunpòcosì” ed il "governatore nato ad Afragola" non ascoltano e non sono per niente sensibili all’argomento, anzi, continuano a dire che il degrado è un invenzione dei media, mentre politici, dirigenti ed intellettuali si perdono nella cultura della chiacchiera dimenticando che esiste quella del fare. Chi sono questi ragazzi che si atteggiano a piccoli camorristi, fanno roghi e fanno le sentinelle nelle manifestazioni contro le discariche? Basta aprire i registri delle scuole e leggere gli elenchi dei bocciati per mancata frequenza: quindi, quanto c’entra la Camorra? E’ la Camorra che và da loro o sono loro che vanno dalla Camorra? Intanto, gli intellettuali napoletani, come Raffaele La Capria, discutono in maniera raffinata, citando la Questione Meridionale ed assumono un’atteggiamento opaco. Quando la cultura prende posizione su un lato della barricata ha però già perso: ha accettato le regole dei giochi di guerra. Due anni fa, a Napoli, c’è stato un risultato elettorale bulgaro:il 67% dei voti a coloro che dovevano risolvere il problema della monnezza. Come qualcuno ha scritto, “voti carpiti facendo leva sulla dipendenza, piuttosto che sulla libertà”. Oggi il collante della politica in Campania, ciò che lega, con dichiarazioni di reciproca stima, Berlusconi a Bassolino è la monnezza; si preparano a ripetere gli errori che ciascuno ha fatto separatamente, sperando che si annullino:ma la puzza si sente, e come se si sente! Da decenni si narra che a Napoli, prima o poi scoppia la rivoluzione, forse in pochi si sono accorti che c’è già. Grazie ad una “classe digerente” incompetente e parassita, arroccata nelle istituzioni; ad una borghesia stracciona ed una classe media accattona, Napoli, lo devo dire è proprio nella merda.